"Contro la violenza spray al peperoncino, ma molta attenzione"

Contro la violenza spray al peperoncino, ma molta attenzione
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27 Agosto Ago 2018 27 agosto 2018

Gli avvertimenti della dirigente della polizia che combatte gli stupri su donne e minori

«Bisogna pensarci, senz'altro. Tuttavia riflettere non significa angosciarsi, farne lo spauracchio della propria vita, autosuggestionarsi a ogni uscita notturna. Ci sono delle precauzioni da adottare, alcune molto elementari e basiche che ormai costituiscono veri e propri automatismi, altre adatte a determinate situazioni più a rischio, comportamenti che non implicano allarmismo, ma nemmeno tendono a stigmatizzare il fenomeno. La donna deve pensare che così come cerca di evitare un borseggio, così può provare a dissuadere un possibile stupratore o comunque a destreggiarsi bene nel respingerlo».

Un borseggio?

«Se salgo su un tram affollato, mi accerto che la borsetta sia chiusa e me la tengo stretta, sul davanti. Se salgo sola su quello stesso tram di notte, mi siedo il più vicino possibile al conducente o comunque a una coppia di fidanzati, ad altre ragazze, cerco di non restare isolata, insomma. E magari mi fingo impegnata in una lunga conversazione telefonica senza mostrare un'aria indifesa. Sono solo esempi».

Rita Fabretti è vice dirigente della Squadra mobile della questura di Milano e comanda gli investigatori della quarta sezione della Mobile che intervengono e indagano in caso di violenze sessuali e reati in danno di minori. Un marito, due figlie, Fabretti è innanzitutto una donna vera, concreta. E sa bene che una ricetta perfetta per difendersi dalle violenze non esiste.

Magari però su quel tram non ci salgo con addosso una minigonna inguinale...

«Eh no! Stiamo parlando di consigli che non devono mai essere percepiti come giudizi. Ciascuna donna ha il diritto sacrosanto di sentirsi libera e di fare quello che vuole senza che la propria sfera sessuale venga intaccata. L'importante è sapere di essere più a rischio in determinate situazioni che in altre. Ci sono già tante donne che non si riprendono più o comunque restano segnate tutta la vita da una violenza in gran parte perché si sentono giudicate in qualche modo colpevoli di aver attirato le attenzioni del loro stupratore. Tante, sempre per queste ragioni, addirittura non denunciano».

Che ne pensa della cameriera che il 20 luglio si è difesa in Porta Garibaldi utilizzando lo spray al peperoncino?

«Quello è un caso da manuale: l'uomo le si è avvicinato una prima volta e lei ha attirato l'attenzione di altri passeggeri allontanandolo, poi lungo le scale ha tenuto pronto lo spray al peperoncino che già portava in borsa e al secondo tentativo dell'uomo, ha preso tempo, lui si è spinto oltre e lei si è divincolata e ha usato lo spray, quindi è scappata urlando...».

Ma non siamo tutte uguali e comunque lo spray al peperoncino non è risolutivo

«È importante conoscere le forme di legittima difesa consentite, ma è vero, molte donne non ci pensano proprio allo spray al peperoncino, si tratta di una scelta troppo personale. Alcune poi, soprattutto chi ha già subito abusi, resta congelata dall'effetto freezing e non parla più. Altre ancora invece non reagiscono per ragioni caratteriali e culturali. Invece le urla spesso scoraggiano gli stupratori, li allontanano perché non se l'aspettano».

Che fare allora?

«Chi lavora fino a tardi o per varie ragioni fa vita notturna può pensare a un corso di autodifesa o se riesce può rincasare in auto. Se è costretta a utilizzare i mezzi deve cercare di stare sempre accanto ad altre persone. Deve essere consapevole di dover diffidare ad esempio dello sconosciuto incontrato in discoteca e di ciò che le offre da bere, farsi delle domande, non agire mai con leggerezza in determinate situazioni che potrebbero essere a rischio. Ma badi bene che si tratta solo di consigli. Parlarne ed essere informate resta la cosa più importante per noi donne».

Lei personalmente come si comporta?

«Presto molta attenzione al contesto in cui mi trovo, valuto i movimenti delle altre persone, mantengo alto il livello di attenzione insomma. Ricordiamoci che loro ci osservano, ma anche noi li guardiamo».

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