Agnese, Ildegarda, Teresa e le altre: le signore che hanno il dono del racconto

Agnese, Ildegarda, Teresa e le altre: le signore che hanno il dono del racconto
30 Agosto Ago 2018 30 agosto 2018

In 25 storie l'autore attualizza gli interventi soprannaturali. Con colpi di scena

Com'è che Violeta Manolescu, un'anziana vedova romena in perdita progressiva di memoria, riesce a rivedere il volto del marito defunto? È quasi un suo ultimo desiderio e ottiene la «grazia» forse dopo aver pregato santa Elena, la madre dell'imperatore Costantino. La santa ha ritrovato la Vera Croce e intercede per le cose smarrite. Un surfista hawaiano si salva dopo essere stato sprofondato negli abissi da un'onda «perfetta». Ha invocato santa Marianne Cope, l'angelo dei lebbrosi dell'isola Molokai? Una raffinata parigina ha avuto il marito in coma per vent'anni e si è rifatta una vita con un nuovo compagno. Solo che adesso l'uomo si è risvegliato. Che cosa c'entra santa Veronica, colei che asciugò il volto sanguinante di Cristo? Niente. O forse tutto. È il dubbio con cui rimane il lettore dopo aver letto i 25 racconti di Dario Fertilio, già firma del Corriere della Sera e ora editorialista dell'Osservatore romano, riuniti ne Le Sante dei miracoli (La Fontana di Siloe, pagg. 154, euro 14).

Ogni racconto si svolge in un diversa parte del mondo e si conclude quasi con un colpo di scena. In molti casi il colpo di scena è contenuto proprio nell'ultima riga. La presenza delle venticinque sante è a volte centrale, altre volte intervengono come per caso, magari solo evocate alla lontana. Però è questo il filo conduttore. I racconti spaziano dal Giappone alla Turchia, dalla Germania a Panama e luoghi e oggetti sono così puntuali da lasciare la sensazione che l'autore ci sia già stato. Fertilio, fin qui noto più che altro come saggista, ci stupisce con questo suo talento inaspettato. Dopo un inizio «ambiguo», ogni vicenda narrata si capovolge a sorpresa nel finale, offrendoci una «rivelazione» insieme sacra e profana, in cui le sante spalancano porte e additano nuove prospettive. Ed eccole elencate, le altre sante: Agnese, Cecilia, Zita da Lucca, Ildegarda di Bingen, Lucia, Teresa di Calcutta, Giuseppina Bakhita, Inès Takeya. Non sono tutte, naturalmente, c'è anche la russa Ksenija di Pietroburgo e non può mancare la più santa di tutte, la Madonna nelle due versioni di Virgen del Carmen e di Virgen di Guadalupe. E poi Cristina da Bolsena, Rosa da Lima... Anche due ex prostitute come Pelagia e Maria Egiziaca, delle quali non manca di farsi notare che la prima era una escort di altissimo bordo, l'altra una che, addirittura, lo faceva non per soldi ma per passione (sì, come la deandreiana Bocca di rosa). Non mancano Faustina Kowalska da Cracovia (la santa della Misericordia) e le meno note Solange (che portò in mano la sua testa decapitata da uno spasimante), Orora dell'Isola di Man (il cui nome è la variante celtica del latino Aurora), l'africana Mireya martirizzata nel V secolo. Menzione a parte, di questi tempi, merita Laura di Cordova, immersa nella pece bollente dai musulmani di Spagna nell'864. Nel libro troviamo la donna del Mali, incinta di un bianco, che si chiede di quale colore sarà suo figlio. E il bambino malato terminale che con la sua agonia riesce a riunire i suoi genitori separati. E la badante bielorussa che ascolta infastidita l'anziana leggere a sua figlia, otto anni, la storia dell'Egiziaca. Eccetera. Ma lo Spirito soffia dove vuole, ed è ciò che vuole dirci Fertilio con questi racconti sospesi tra sacro e profano.

Ogni storia è provvista di un imprevedibile happy end, anche se talvolta le cose, umanamente parlando, non finiscono bene. Interviene un miracolo della santa che dà il titolo al racconto? O si tratta solo di una coincidenza del tutto casuale? Il titolo inganna nel far credere che sia la santa la vera protagonista del racconto, o è davvero lei che dà il senso alla storia? L'autore è abilissimo a muoversi in modo felpato e a lasciare il non detto a carico del lettore, il quale ogni episodio lascia pensoso.

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