Collega avvelenato, resta in carcere: «Pericolosa»

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1 Settembre Set 2018 01 settembre 2018

Convalidato l'arresto della donna accusata di tentato omicidio: «Incline a progetti di morte»

(...) Quando, circa sei mesi fa i colleghi della Bisi Alessandro A., 41 anni e Patrizia M, 35enne, si erano lamentati della sua «scarsa partecipazione al lavoro di équipe dell'ufficio», lei aveva reagito chiudendosi nel mutismo quasi totale e limitando le proprie reazioni a «sguardi torvi». I due non potevano certo immaginare di aver firmato a quel modo la loro condanna, anche se ultimamente pur all'insaputa l'uno dell'altra, nutrivano più di un sospetto sulla loro vicina di scrivania. Il primo, residente a Milano, da un paio di settimane riceveva raffiche d'inquietanti telefonate mute; l'altra, oltre alle chiamate anonime, in pochi mesi si era trovata una lettera di minacce nella buca delle lettere del suo appartamento di San Giuliano, la Panda imbrattata con della tintura per capelli marrone, la porta di casa rovinata da schizzi fatti con lo spray nero di una bomboletta, quindi era stata vittima di uno strano inseguimento automobilistico nel tragitto ufficio-casa.

A rischiare la vita, però, è stato solo l'uomo, vittima predestinata vista la bottiglietta di acqua ormai vuota ma solo poco prima quasi completamente piena di acido muriatico e ritrovata dai carabinieri nella borsa della Bini insieme alla siringa per somministrare il liquido e a una serie di appunti manoscritti sugli effetti collaterali sul corpo e sulle mucose in seguito al contatto con sostanze caustiche.

Il merito della risoluzione lampo del caso con l'individuazione e lo smascheramento della responsabile è da ricercare nella prontezza dei militari. Che giunti in quell'open space al quarto piano e sulla base delle denunce hanno immediatamente compreso che il colpevole doveva essere ancora lì. La Bini è andata in confusione: ha ammesso di tenere la borsetta in un mobile di cui, però, sosteneva di non possedere le chiavi; davanti alle prove che la inchiodavano si è chiusa nel silenzio. E tuttora questa donna (forse depressa, ma non in cura) resta un mistero.

Paola Fucilieri

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