Resta in cella la donna dell'acido: «È pericolosa»

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1 Settembre Set 2018 01 settembre 2018

Paola Fucilieri

Il giudice per le indagini preliminari Franco Cantù Rajnoldi, davanti al quale giovedì si è avvalsa della facoltà di non rispondere, nell'ordinanza di convalida dell'arresto, sottolineando l'assoluta necessità della misura cautelare in carcere, definisce la sua personalità «(...) incline alla concreta progettazione e alla esecuzione di insidiosissimi progetti di morte (per motivi futili, come incomprensioni e screzi in ambito professionale) contro persone a lei vicine per ragioni di lavoro e sfruttando così a suo vantaggio la forzata quotidiana vicinanza fisica e la conseguente conoscenza delle abitudini personali della vittima»

Non molto alta, corporatura media, fisico proporzionato e curato, caschetto biondo sulle spalle, abbigliamento ordinato ma che non dà nell'occhio. Questa donna dall'aspetto anonimo e che da mercoledì sera è rinchiusa sotto stretta sorveglianza da sola in una cella del reparto femminile di San Vittore si chiama Elena Bisi.

Cinquantadue anni, nubile e residente a San Giuliano, località dove abita con la madre (che in questi giorni «caldi» per la figlia fortunatamente si trovava in vacanza), impiegata part time all'Eni di San Donato Milanese, è accusata dai carabinieri della stazione locale e dalla Procura di Milano di tentato omicidio e atti persecutori dopo che quattro giorni fa è stata smascherata per aver riempito gran parte della bottiglietta d'acqua (l'80%) che un collega teneva sulla scrivania con dell'acido muriatico. La vittima predestinata dopo un sorso, ha sputato platealmente il liquido salvandosi per un soffio la vita, ma l'odore della sostanza caustica, proprio perché utilizzata in dosi così elevate, aleggiava da un po' in tutto l'ufficio e tutti se n'erano accorti. (...)

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