Leggere il futuro con gli occhi del libertario

Leggere il futuro con gli occhi del libertario
2 Settembre Set 2018 02 settembre 2018

Ci sono casi in cui la carta fa ancora il suo vecchio e antico mestiere: affascina. E ci sono addirittura casi in cui l'uscita mensile, invece di sembrare antica e polverosa, aiuta a riflettere. A leggere con calma. Oggi lo spazio di questa Biblioteca Liberale lo dedichiamo a una rivista, che esce ogni trenta giorni, appunto, e che solo un folle avrebbe chiamato come si chiama, e cioè 'Omagazine. Il merito di questa piccola impresa editoriale di stampo liberale è di Andrea Mancia, che ne è direttore responsabile, e di Vittorio Macioce. Nel colophon leggiamo che è disponibile in edicola a Roma, Frosinone, Milano e Napoli. Una distribuzione che deve aver studiato Elon Musk, il cui ritratto trovate nel terzo numero. Bello e pulito il sito, omagazine.it. Ma non regge certo il confronto con il tratto bellissimo delle illustrazioni di Andrea Aste, che riuscite ovviamente a cogliere meglio sulla vecchia e cara carta stampata.

L'idea è quella di raccontare il futuro, ma con i piedi ben piantati nel passato. Ci spieghiamo meglio. Il tentativo ambiziosissimo e non dichiarato è leggere i fenomeni dei prossimi anni con le lenti del liberale classico o meglio ancora del libertario. E così si può trovare Faulkner: «E allora a lungo pensai che fosse la verbena nel risvolto quella che sentivo. Lo pensai finché non ebbi traversato la stanza e guardato il cuscino su cui era posata. Un singolo rametto riempiva la stanza, il crepuscolo, la sera con quel profumo che solo si poteva sentire sopra l'odore del cavali». Si può riscoprire l'anarchico bavarese Max Stirner che scrive: «Proprietario del mio potere sono io stesso, e lo sono nel momento in cui so di essere unico. Nell'Unico il proprietario stesso rientra nel suo nulla creatore, dal quale è nato. Ogni essere superiore a me stesso, sia Dio o l'uomo, indebolisce il sentimento della mia unicità e impallidisce appena risplende il sole di questa mia consapevolezza».

Quello di 'Omagazine è un lungo viaggio, appena iniziato, in una nuova cultura liberale. Per rispondere così a quell'urlo di dolore che Paolo Guzzanti lanciava solo pochi giorni fa sul Giornale, chiedendosi dove fossero finiti i liberali e se davvero dovevano farsi rappresentare da Paolo Gentiloni. 'Omagazine è un progetto d pazzi e per questo da sostenere. Dove leggete una recensione di Westworld così ben fatta? Qualche scivolata ci sarà pure, tipo l'intervista un po' scontata a Grisham, non certo perché scritta male o poco interessante, ma perché relativamente poco originale rispetto a ciò che già ci si aspetta da questo folle mensile appena nato.

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