Nigeriano inseguito sulla pista di Malpensa: "Volevo solo andare dalla mia fidanzata"

Nigeriano inseguito sulla pista di Malpensa: Volevo solo andare dalla mia fidanzata
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8 Settembre Set 2018 08 settembre 2018

Bloccato in area vietata. Morelli (Lega): «Faccia un volo nel suo Paese»

Mercoledì mattina il profugo si era esibito nel suo primo «show». Cercando disperatamente, ma invano, di entrare ai check in per le partenze dirette negli Stati Uniti e in Israele (conosciuta come «area dei voli sensibili»). Gli agenti della Polaria avevano tentato di calmarlo e lui, per tutta risposta, si era agitato ancor di più e li aveva anche assaliti, finendo per essere denunciato con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Quindi, portato all'ospedale di Gallarate e sottoposto a un Tso (trattamento sanitario obbligatorio, la vecchia camicia di forza) era stato giudicato dai medici sano di mente. La stessa sera, intorno alle 22.30, il bis, ma stavolta ad alto tasso di suspense. Questo nigeriano 22enne richiedente asilo (che ora molto difficilmente la commissione gli concederà) è stato denunciato infatti per attentato alla sicurezza dopo che si è arrampicato e ha scavalcato la recinzione perimetrale dell'aeroporto, correndo quindi come un forsennato verso la pista, bloccando così il decollo di un volo della compagnia brasiliana «Tam» per una decina di minuti, mentre teneva sui carboni ardenti le forze dell'ordine e tutto il personale dello scalo (i viaggiatori per fortuna non si sono accorti di nulla) che a quel punto dal giovane si aspettavano di tutto, un attentato terroristico in primis. Fino a quando non è stato appurato che non era né armato né pericoloso. Solo, come avevano già temuto la mattina i poliziotti, non completamente in sé. Basta pensare che una volta immobilizzato si è giustificato dicendo che aveva creato tutto quel panico semplicemente per andare a Roma a trovare la fidanzata.

Ci si chiede adesso come in uno scalo così importante non si sia potuto evitare un fatto simile, cioè raggiungere addirittura in una zona off limits, inibita a chiunque, senza essere bloccati prima? Dalla dinamica dei fatti si può solo pensare che chiunque, in una serata qualsiasi della settimana, possa riprovarci. Va sottolineato inoltre che a fermare il profugo, scongiurando conseguenze inimmaginabili, non sono stati degli addetti alla sicurezza di Malpensa o le forze dell'ordine, bensì lavoratori aeroportuali senza alcuna mansione di protezione, cioè alcuni autisti delle auto che fanno assistenza agli aerei e ai passeggeri, gli addetti del servizio Follow me. Sono stati loro ad attivare la torre di controllo che a quel punto ha bloccato il volo in partenza, e quindi la Polaria che ha poi denunciato il profugo.

«Ma un bel volo, dico io, si potrebbe farglielo fare, di sola andata verso il suo Paese!» ha commentato il deputato della Lega Nord Alessandro Morelli postando ieri pomeriggio la notizia sul suo profilo Facebook.

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