Mario Monti stroncato pure dal suo think tank: "Austerità peggiorò l'Italia"

Mario Monti stroncato pure dal suo think tank: Austerità peggiorò l'Italia
9 Settembre Set 2018 09 settembre 2018

Il gruppo di riflessione Bruegel di Bruxelles smonta le politiche di austerità portate avanti in Italia da Monti. Che ne è presidente onorario

Le misere di austerità Mario Monti “smontate” dal think tank di cui è stato fondatore e di cui è attualmente presidente onorario. Una bocciatura senza appello scritta nero su bianco dal pensatoio economico Bruegel.

Partiamo dal principio. Il Bruegel venne fondato nel 2005 e Monti ne fu il primo presidente. Tra i suoi più illustri esponenti, scrive Libero, ci sono Jean Pisani-Ferry (l’autore del programma di Emmanuel Macron), ma anche Jean-Claude Trichet (che presiede la Trilaterale) e tanti altri. Negli ultimi tempi il think tank ha dato alle stampe uno studio in cui analizza la situazione italiana confrontata a quella del Belgio. Un faccia a faccia tra le economie di due stati tra il 1999 (cioè quando arrivò l’euro) e oggi. Venti anni fa Belgio e Italia erano considerati due Paesi dalle economie simili, visto che avevano un debito pubblico attorno al 110% del Pil, simile prodotto interno lordo e tutto il resto.

Bene. Cosa c’è scritto nel documento di 14 pagine firmato dall'economista belga André Sapir? Che mentre il Belgio è migliorato, l’Italia non ha fatto che peggiorare. E di chi (o cosa) è la colpa? Delle politiche di austerità, scrive il pensatoio economico, di cui Monti è stato uno dei principali attori.

“L'Italia – si legge, come riporta Libero - ha risposto all' attacco dei mercati con misure di austerità, cosa che ha peggiorato le cose, mandando la crescita del Pil in territorio negativo e aggravando il rapporto debito/Pil". I primi dolori incominciarono con le misure imposte dalla famosa lettera del 5 agosto firmata da Trichet e Draghi. Poi il dramma arrivò con il cambio di governo a novembre. "Il risultato dell'inasprimento delle misure di austerità - continua - è stato un crollo del Pil, che è sceso del 2,8% nel 2012". Nel 2013, poi, la situazione si è ripetuta "quando l'Italia ha registrato di nuovo un avanzo primario relativamente consistente e il suo Pil si è contratto ancora dell'1,7%.

L’austerità dunque ha sì permesso di arrivare ad un avanzo di bilancio, ma l'ha portata nella recessione economica: “Le misure di austerità hanno aumentato il rapporto debito/Pil dal 117% del 2011 al 129% del 2013", scrive ancora il Bruegel. Una austerità che “non ha nemmeno aiutato il rating del debito italiano. Al contrario, ha condotto a ulteriori downgrade nel 2012, 2013 e 2014".

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