Sonnolenza diurna, campanello d’allarme per l’Alzheimer?

Sonnolenza diurna, campanello d’allarme per l’Alzheimer?
9 Settembre Set 2018 09 settembre 2018

La malattia potrebbe essere favorita dai disturbi del sonno

La sonnolenza diurna potrebbe essere rivelatrice di una possibile propensione ad ammalarsi di Alzheimer. I depositi di proteine tossiche nel nostro cervello, chiamate placche di beta-amiloide, sono tipiche di questa temuta patologia. Le persone che durante il giorno si sentono assonnate, presentano un rischio maggiore di ammalarsi.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Sleep, e tra gli autori vi è anche Luigi Ferrucci del National Institute on Aging degli Stati Uniti. Lo studio è stato fatto su un numero elevato di volontari, controllati per un lungo periodo. Il presupposto da cui i ricercatori sono partiti è stato quello di collegare i disturbi del sonno alla demenza.

Ai soggetti presi in esame è stato chiesto precedentemente di compilare un questionario inerente ai loro momenti di riposo notturno e diurno. Le domande erano rivolte a indagare la qualità del sonno, gli eventuali riposini pomeridiani e una possibile sonnolenza nelle ore diurne. I partecipanti allo studio sono stati seguiti per diversi anni, alcuni anche per 16 anni, e sottoposti a esami particolari, come per esempio la PET, con lo scopo di individuare nel cervello la presenza della proteina tossica beta-amiloide.

Il risultato finale è stato che i volontari che avevano dichiarato durante il sondaggio di provare sonnolenza nel corso della giornata, rischiavano tre volte di più rispetto agli altri soggetti di avere depositi della proteina. Ancora non è chiaro come questi due fattori siano uniti tra loro. Le possibili risposte sono fondamentalmente di due tipi.

Nel primo caso sarebbe il disturbo del sonno a causare accumuli di beta-amiloide e sonnolenza diurna. Nel secondo caso sarebbero invece gli accumuli di questa proteina a favorire i disturbi del sonno e probabilmente la sonnolenza nelle ore diurne. Adam Spira, lo studioso primario della ricerca, ha detto che qualora si fosse certi che i disturbi del sonno possono favorire l’Alzheimer, “potremmo adoperarci per trattare i pazienti con problemi di insonnia per evitare questa grave malattia”.

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