Da Tsipras uno spot a favore dell'austerity: "Risolve i problemi"

Da Tsipras uno spot  a favore dell'austerity: Risolve i problemi
12 Settembre Set 2018 9 giorni fa

Il premier greco vuole continuare coi tagli ma ad Atene serve un accordo sul debito

Alexis Tsipras è la prova vivente che si nasce incendiari e si muore pompieri. Da barricadero esponente della sinistra radicale incarnata da Syriza, il premier greco si è via via trasformato sotto il peso della difficile gestione della crisi ellenica. Colui che aveva bollato la troika come una banda di «criminali», «nazisti tecnocratici» e «terroristi», già nell'estate del 2015 aveva consumato il primo strappo tirando dritto sulla strada del rigore duro e puro nonostante la bocciatura arrivata dal referendum popolare. Ma ora siamo ben oltre. La recente uscita di Atene dal programma di assistenza finanziaria ci riconsegna un leader che ha completato la propria metamorfosi: fino al punto da diventare il megafono che propaganda al mondo la bontà dei tagli a stipendi e pensioni, la dismissione a prezzi di saldo del patrimonio pubblico e della riduzione in povertà di buona parte della popolazione. «Eravamo una parte del problema, la fonte della crisi e adesso siamo diventati una parte della soluzione per l'Europa», ha affermato ieri Tsipras di fronte all'Europarlamento di Strasburgo.

Un intervento simile a uno spottone a favore dell'austerity, cura da applicare in caso di bisogno ai Paesi dell'eurozona in difficoltà. E, comunque, da continuare in Grecia. «La fine del memorandum di intesa non vuol dire ritorno al passato. È un nuovo inizio», ha spiegato il numero uno di Siryza. Deciso a proseguire «lo sforzo riformista» attraverso la modernizzazione dello stato, la lotta alla burocrazia e l'approfondimento del sentimento democratico. «Continueremo la strada dell'equilibrio finanziario e parallelamente cercheremo di dare priorità alla protezione del lavoro».

La missione tesa a ottenere l'equilibrio finanziario appare piuttosto complicata. Gli obiettivi di avanzo primario al 3,5% del Pil fino al 2022 appaiono irrealistici e, in ogni caso, il solo tentativo di conseguirli porterà con sè altri sacrifici. Per il 2019 sono previsti ulteriori interventi sulle pensioni, già decurtate del 19%. Altre azioni di risparmio potrebbero interessare i servizi sociali. Con risultati tragici, come accaduto questa estate quando la protezione civile, a causa della sforbiciata di 34 milioni di euro ai fondi, non è stata in grado di affrontare i roghi che hanno devastato Atene.

Nonostante una crescita che quest'anno dovrebbe toccare il 2% dall'1,4% del 2017, la Grecia non può consolidare la ripresa senza una decisa ripartenza dei consumi che dipende necessariamente dai salari. Il cui potere d'acquisto, però, ha subìto un'erosione del 28% dal 2008. Un buco lungi dall'essere colmato. Nè il Paese può pensare di aggredire la montagna del debito (180% del Pil contro il 126% del 2009) con un gettito fiscale insufficiente per l'elevato livello della disoccupazione. Scesa sì di sette punti percentuali rispetto al picco del 2013 (27%), ma ancora circa otto punti sopra rispetto al 2010. Tsipras può dunque magnificare le virtù taumaturgiche dell'austerity, ma senza un accordo sul debito la Grecia resta un morto che cammina.

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