L'alchimista De Carlo dal format alla formula della narrativa pop

L'alchimista De Carlo dal format alla formula della narrativa pop
12 Settembre Set 2018 9 giorni fa

Una figlia oppressa da un indigesto padre chef trova un nuovo "sole" attorno al quale ruotare

da Venezia

Venezia ha dei punti cardinali tutti suoi: c'è la luce dell'Est con le sue prospettive sconfinate e l'ombra perenne dei vicoli. C'è chi vive fra le note traslucide della laguna e chi immerso nell'umido, chi si nutre di sole e chi di luna. Lo racconta Andrea De Carlo, che nella Serenissima ha vissuto da bambino, quando il padre architetto insegnava all'università, e che continuamente vi ritorna: sotto la luce obliqua di Venezia ha ambientato il suo ultimo romanzo.

All'ombra delle mura vive infatti Margherita Malventi: è lei la protagonista di Una di Luna (pagg. 270, euro 18, La nave di Teseo, da domani in libreria: De Carlo incontrerà i lettori alla Mondadori Megastore di piazza Duomo, a Milano, dalle 18,30). Margerita abita al sestiere di Castello, dove gestisce un piccolo ristorante in cui sperimenta una cucina originale. La conosciamo mentre, sulla riva davanti alla stazione, è pronta ad accompagnare a Milano il padre Achille, vecchia gloria decaduta dei fornelli, un orso abruzzese in lotta con il mondo e con nostalgie del Ventennio: è stato chiamato a partecipare in qualità di special guest (o voluto disturbatore?) a Chef Test, un programma tv dedicato alla cucina. Margherita è l'io narrante: la seguiamo in viaggio, da Venezia a Milano e poi a ritroso, combattuta fra sole e luna («è assurdo essere apprensivi per un padre che ti ha tiranneggiato tutta la vita», dice). La vediamo preoccuparsi e poi stupirsi per quel genitore protagonista sopra le righe di un calderone televisivo che mescola cuochi col ciuffo ossigenato, «sciagurati scaldapentole», autori inetti, starlette assortite. Le pagine dedicate alla registrazione della puntata in cui tutto pare andare di traverso (ma poi così non è) sono un fulminante saggio sulla tv di oggi, satolla di cucina-spettacolo e scandita dai tempi finti del reality.

De Carlo, che pure fu il primo scrittore a entrare in un contenitore generalista (era la Domenica In di Pippo Baudo, un'era geologica televisiva fa), oggi confessa: «Fare un talent è stata un'esperienza allucinante». Il riferimento è a Masterpiece, primo (e ultimo) talent-show dedicato alla letteratura: andò in onda su Raitre nel 2013 e fu un mezzo fiasco. «Alla falsità della narrazione televisiva, preferisco l'immediatezza dei social. Mi sono accostato a Facebook con sospetto: ho aperto una pagina (circa 6mila contatti, ndr) in cui posto quasi esclusivamente foto, da poco uso anche Instagram. Vi ho trovato una genuinità di reazione del pubblico che mi ha sorpreso e che mi piace», racconta De Carlo, un vita in bilico tra parole, fotografie, musica e in passato già assistente di regia di Fellini e Antonioni.

Questo suo ventesimo libro segna il «ritorno a casa» di Elisabetta Sgarbi: quasi tutto il suo corposo catalogo (già Bompiani) è infatti ripubblicato da La nave di Teseo, in una collana a lui dedicata e con copertine da lui disegnate. Di Una di Luna colpisce il cielo color malva: «No, è un lilla chiaro, anzi non si sa: è indefinito come la luce di Venezia», spiega. Forse, dice, riprenderà a fare reading: il suo pubblico trasversale (le fan da Treno di panna e le loro figlie, ormai preadolescenti) non aspetta altro. Della storia di Margherita, schiacciata dalla luna (un padre egoista, una madre muta, un compagno ordinario, una malinconia innata) e poi rischiarata dalla magia di un incontro casuale, ci parla mentre visitiamo insieme, a Murano, la fornace dei Seguso, una delle più antiche famiglie veneziane dedite all'arte del vetro. Lo lavorano lì dal 1397, da ventitré generazioni: un record (oggi i vetri amati già dai papi e da d'Annunzio sono molto richiesti a Dubai). Mentre un mastro vetraio, con mossa rapida figlia di sapienza antica e forza fisica, trasforma una bolla incandescente in un leggero oggetto trasparente, De Carlo spiega che, in fondo, scrivere prevede gli stessi passaggi: parti da un'idea calda, la maneggi con cura, provi a darle forma. Gli altri la osservano, ciascuno a modo suo. Nella storia di Margherita, nata fissando la luna e rinata grazie a nuovo «sole», ognuno può ritrovare una parte di sé: è l'alchimia della (buona) narrativa pop.

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