In mostra Claudia la star che ha sedotto cinema e letteratura

In mostra Claudia la star che ha sedotto cinema e letteratura
13 Settembre Set 2018 10 giorni fa

Da Moravia a Sciascia, così la Cardinale divenne un'icona della narrativa italiana

Se Marylin Monroe ha rappresentato la diva-icona per eccellenza nell'arte del Novecento, poche attrici come Claudia Cardinale possono vantare di aver ispirato il connubio tra cinema e letteratura. Un connubio felice e in questo caso più unico che raro, quando scopriamo che la più amata dal cinema italiano del Dopoguerra ha contribuito al successo nel mondo di capolavori della nostra narrativa.

Non poteva non accorgersene Andrea Kerbaker, raffinato bibliofilo milanese che da anni ha trasformato la sua casa in un palcoscenico in cui la letteratura fa da musa per mostre che spaziano dall'arte al cinema, dalla musica alla fotografia. E così, dopo progetti espositivi come Le matite di Matisse e Le parole multicolori di Mirò, la «Kasa dei libri» di largo de Benedetti diventa il «set» dove raccontare nuovamente il lato recondito di un'artista, questa volta del grande schermo, divenuta per un imperscrutabile destino l'icona cinematografica di alcuni tra i titoli più significativi della narrativa italiana del Novecento. Dall'indimenticabile Angelica del Gattopardo di Tomasi di Lampedusa a La Ragazza di Bube di Carlo Cassola, dall'enigmatica Carla degli Indifferenti di Moravia alla vedova di mafia Rosa nel Giorno della civetta di Leonardo Sciascia. Per non dimenticare le interpretazioni ne La pelle di Malaparte diretto da Liliana Cavani o nell'Enrico IV di Pirandello diretto da Bellocchio. Kerbaker anche questa volta ha dato fondo alla sua paziente abilità di ricercatore, recuperando locandine originali, materiale multimediale, lettere, libri in edizioni rare, copertine di rotocalchi italiani e internazionali e perfino dischi. Ci voleva infatti la Kasa dei Libri per farci scoprire che la Divina Claudia, quando era già all'apice della carriera, decise di incidere un 45 giri dal titolo Sun I love you. Voce e melodia non meritavano certo di rimanere agli annali della discografia, ma la «chicca» in mostra resta indiscutibile.

Ma quale fu l'alchimia che legò l'ammaliante ragazza nata a Tunisi ai personaggi emblematici della letteratura italiana? «Il fatto è curioso - dice Kerbaker - perchè la Cardinale non ha mai fatto mistero della sua scarsa cultura, e anche il suo italiano lasciava a desiderare dal momento che, quando non era doppiata, l'accento francofono era abbastanza evidente. Eppure la sua intensità e versatilità (oltre all'indiscutibile bellezza) la resero un'interprete cult sia all'occhio di grandi registi come Visconti e Pasolini, sia degli stessi autori viventi dei romanzi». In primis Alberto Moravia, che cominciò il suo libro-intervista del 1963 con un incipit che oggi farebbe sobbalzare le femministe: «Cara Claudia, io adesso le farò un'intervista un po' particolare: lei deve accettare di essere ridotta a oggetto, non voglio sapere le sue opinioni sulla politica, sull'amore (...)». A rileggerla adesso, in quell'intervista la divina Claudia tutto pare fuorchè una donna-oggetto; un concetto ribadito da Pasolini nella sua recensione al Maledetto imbroglio, riduzione cinematografica del Pasticciaccio di Gadda in cui la Cardinale recita il ruolo di Assuntina. Pasolini, legato all'attrice dalla sceneggiatura del Bell'Antonio di Vitaliano Brancati e La ragazza con la valigia di Zurlini, di lei scrisse che «il mondo è un posto dove sono tutti uomini, tutti maschi, però si parla sempre di donne...». Appunto. La mostra dedica una stanza al sodalizio più celebre, quello tra la Cardinale e Visconti. Immancabile il Gattopardo del '63, Palma d'oro a Cannes, icona rappresentata dalla locandina che campeggia nel pavimento della Kasa e da riviste come Life che mise la bella Angelica in copertina. E ancora, ecco le locandine di Vaghe stelle dell'Orsa, titolo tratto dall'incipit delle Ricordanze di Leopardi, quella di Rocco e i suoi fratelli e di Gruppo di famiglia in un interno dove appare in un indimenticabile cameo. A parte Moravia (di cui interpretò sul set anche Senilità nel ruolo di Angiolina), mostrò di apprezzarla pure il più schivo Carlo Cassola, dopo che La ragazza di Bube era approdato nelle sale di mezza Europa. E forse la ringraziò anche quando nel '65 il ritratto dell'attrice sostituì, sulla copertina dell'Oscar Mondadori, quello di una leggiadra fanciulla dipinta da Federico Zandomeneghi. Qualche volta gli editori hanno buon fiuto.

Commenti

Commenta anche tu