La sfida su princìpi e "barbari" che divide il Ppe

La sfida su princìpi e barbari che divide il Ppe
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13 Settembre Set 2018 13 settembre 2018

La spaccatura (relativa almeno nei numeri, ma la sostanza rimane) che si è evidenziata nel Ppe all'Europarlamento in occasione del voto sulle sanzioni all'Ungheria pone con rinnovata urgenza un tema che è stato già occasione di recente dibattito sotto il titolo «Romanizzare i barbari?»:

è giusto che i moderati cerchino di trattenere i sovranisti nel Ppe (almeno quelli che per ora ne fanno parte come l'ungherese Viktor Orbàn e il suo partito Fidesz) o è preferibile frapporre un argine fatto di valori non negoziabili e mantenerli, per stare alla metafora antico romana, fuori dal Limes? In altre parole: questo Limes, questo limite invalicabile di princìpi inderogabili esiste nel concreto o è solo un'astrazione negoziabile per motivi di tattica politica? E qualora venga scelta la seconda opzione, è realistico pensare che i «barbari sovranisti» si lascino addomesticare? Nell'emiciclo di Bruxelles abbiamo assistito a una divisione politica interna al Ppe fondata su motivazioni politiche contingenti: il capogruppo tedesco Manfred Weber ha votato contro Orbàn accusandolo di intransigenza, mentre il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi lo ha sostenuto anche per ragioni di politica interna (leggi: ricompattamento del centrodestra). Ma su un piano politico più alto - in altri tempi si sarebbe detto ideologico - chi suggerisce ai popolari di intendersi con i populisti lo fa sperando di saldare così la pericolosa frattura tra «élite» e «popolo», che se non guarita porterebbe a un ulteriore rafforzamento dei secondi a danno dei primi. Mentre chi rifiuta la «romanizzazione dei barbari» è convinto sia dell'impraticabilità di un'alleanza d'occasione tra destra moderata e sinistra, che altro in comune non avrebbero se non l'ostilità verso questi barbari, sia della necessità di trovare una via alternativa, per quanto al momento stretta e impervia, a difesa di valori occidentali realmente liberali, che non si confondano con gli ideologismi della sinistra. Una via politica che passa per una faticosa ricostruzione e una tappa obbligata: impedire che le prossime elezioni europee si trasformino in un plebiscito per i sovranisti, per poter da lì ripartire a una vera riscossa contro di loro. Vale la pena di ricordare che nella storia recente ci sono stati tre principali tentativi di «romanizzazione dei barbari»: quello austriaco degli anni Novanta, con il cancelliere popolare Wolfgang Schüssel che collaborò con l'«intoccabile» Jörg Haider ammorbidendolo con successo; quello fallimentare dei liberali degli anni Venti e Trenta che si erano illusi di fare lo stesso con Mussolini e Hitler; e quello di Berlusconi, che seppe rendere politicamente spendibili i consensi dei leghisti bossiani e dei postfascisti di Fini, i «barbari» di allora. Quelli di oggi sono Salvini e Orbàn, vedremo cosa accadrà.

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