Vola il comparto petrolifero. L'uragano sostiene i prezzi

Vola il comparto petrolifero. L'uragano sostiene i prezzi
13 Settembre Set 2018 13 settembre 2018

Florence minaccia la costa Est degli Usa e insieme alle tensioni in Iran, Libia e Venezuela rilancia il settore

Si accende il comparto petrolifero grazie al rialzo dei prezzi dell'oro nero, balzati a New York sopra i 70 dollari il barile e tornati a Londra sui livelli di fine 2014. A surriscaldare le quotazioni, i timori per il passaggio dell'uragano Florence dalla costa Est degli Usa da cui passa l'oleodotto Colonial Pipeline. Un elemento di pressione in più che si unisce alle incertezze geopolitiche presenti in altre aree di produzione del greggio: dalla guerra in Libia, alle tensioni in Venezuela, fino alle sanzioni americane all'Iraq (chi compra greggio da Teheran, sesto produttore mondiale, ha tempo fino al 4 novembre per trovarsi alternative o incorrere nelle sanzioni Usa). Senza considerare che l'Energy Information Agency (Eia), in questi giorni, ha tagliato le stime di produzione del greggio americano, il Wti, rispetto alle previsioni formulate ad agosto, dello 0,2% sul 2018 e dell'1,8% sul 2019, rivedendo di conseguenza al rialzo le previsioni di prezzo medio del greggio americano. Secondo l'agenzia, il Wti manterrà nel 2018 un prezzo medio di 67,03 (+1,2% rispetto alla previsione di agosto), mentre per il prossimo anno il prezzo medio sarà di 67,36 dollari (+4,7%).

Ieri sera il Wti, su cui si concentra l'attenzione in vista della stagione degli uragani sulle coste Usa e del Messico, si attestava a 70,4 dollari a barile (+1,6%) dopo essere arrivato nelle contrattazioni della giornata a 71,22 dollari. Il Brent invece, il greggio europeo, dopo aver sfondato gli 80 dollari a barile, un livello che non vedeva da dicembre 2014, ha ripiegato a 79,73 dollari (+0,8%), sui massimi peraltro degli ultimi dodici mesi.

In questo contesto Eni ha chiuso la seduta a 16,01 euro (+0,8%) e ha brindato all'inaugurazione a Ferrara di un impianto della controllata Versalis in cui ha investito 250 milioni. In evidenza comunque tutti i titoli del comparto petrolifero: Tenaris, per cui, come ricorda Equita, «gli Usa rappresentano il 30% del fatturato del gruppo», ha guadagnato il 2,3% a 13,83 euro; Saras è salita dello 0,6% a 1,92 euro e Saipem del 3,6% a 4,75 euro. Più in dettaglio Equita ritiene che «ogni rallentamento dell'attività del bacino di Permian e della produzione Usa, porti a un miglioramento dello scenario per l'attività offshore a cui è esposta soprattutto Saipem (su cui il broker ha un target a 5 euro ndr)». A catalizzare l'attenzione degli investitori sul gruppo guidato da Stefano Cao concorrono anche le attese di riassetto decise dal cda del prossimo 23 ottobre.

Quanto al prossimo futuro, l'Opec ieri ha ridotto, per il secondo mese di fila, le previsioni sulla crescita della domanda mondiale di petrolio nel 2019 (a 1,41 milioni di barili al giorno, 20mila barili in meno rispetto al mese scorso) a causa del peggioramento delle prospettive economiche globali. Sono però numerosi gli esperti come Fereidun Fesharaki, a capo di Facts Global Energy, secondo cui i 100 dollari per l'oro nero, un livello abbandonato da quattro anni, sono un traguardo a portata di mano a causa, prevalentemente, della guerra commerciale in corso e delle sanzioni all'Iran.

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