L'Ilva dice sì ad Arcelor, ma si divide

L'Ilva dice sì ad Arcelor, ma si divide
14 Settembre Set 2018 14 settembre 2018

Altissima l'astensione: nel mirino il M5s per il piano di riconversione mai arrivato

Taranto dice sì ad Arcelor-Mittal, ma con un voto che rivela la frattura di una parte dei lavoratori con le promesse dei Cinque stelle. Inaspettatamente, l'affluenza al voto è stata bassa: su 10.820 sono stati solo in 6.866 (6.452 sì, 392 no e 12 astenuti) a esprimersi sull'accordo che riguarda il passaggio del polo siderurgico italiano ai nuovi investitori franco-indiani che guidano la cordata Am Investco. A mancare all'appello sono stati quasi 4mila lavoratori. «Hanno inciso le ferie e la cassa integrazione», commentano i sindacati senza nascondere la delusione per tutti quei voti ombra. Tuttavia, considerando che a Taranto sono 2.000 i lavoratori in cassa, ci sono state altre 2.000 defezioni dal significato prettamente politico. Chi non ha voluto votare ha espresso le tensioni degli ultimi giorni tra chi considera l'accordo poco efficace dal punto di vista ambientale e chi sperava in un esito diverso della trattativa: i grillini prima e il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, poi, avevano promesso una riconversione totale e piani b mai arrivati.

Chi ha votato, però, ha detto sì per il 94,29% (6.452 voti su 6.866 votanti). Un risultato migliore, almeno in percentuale, di quello andato in scena a Genova (89,4%) e Cornigliano (90,1%).

Un voto, quello di ieri, che si aggiunge ad altri importanti referendum della storia recente dell'industria italiana: dalla drammatica valanga di no del caso Alitalia del 2017, che sconfessarono in toto l'azione dei sindacati; ai più tiepidi consensi degli operai Fiat a Pomigliano, nel 2010, e a Mirafiori, nel 2011.

Voti mancanti a parte, il passaggio di ieri che è l'esito delle assemblee in corso da lunedì - rappresenta per Ilva un nuovo inizio. L'accordo, oggetto appunto del voto, mette in sicurezza 10.700 posti di lavoro, di cui 8.200 solo a Taranto, sui 13.522 complessivi del gruppo. Mittal farà partire le assunzioni da subito, anche perché domani scade la gestione commissariale e i soldi in cassa (utili a pagare gli stipendi) sono finiti. Ratificato l'accordo, dalla prossima settimana Mittal entrerà in azienda e per un mese e mezzo sarà in coabitazione con Ilva. Il subentro formale avverrà il primo novembre.

Quanto al passaggio dei lavoratori da Ilva in amministrazione straordinaria alla multinazionale sarà affrontato nei prossimi giorni nella trattativa sindacale, ma seguendo uno schema definito. Mentre chi non passerà nella nuova società con l'assunzione, resterà in cassa integrazione straordinaria. Per Taranto si tratta di circa 2.000 persone, 300 delle quali, dicono fonti sindacali, saranno però impiegate dai commissari dell'amministrazione straordinaria per gestire il pezzo di bonifiche che, escluso dalle competenze di Mittal, è in capo all'Ilva. Per tutti gli altri, nel 2023, arriverà dalla multinazionale una proposta di assunzione. A livello finanziario, l'accordo prevede un piano industriale di 4,2 miliardi, di cui 1,8 miliardi per l'acquisto del polo, 1,25 miliardi di interventi industriali e 1,15 di interventi ambientali.

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