Russiagate, Paul Manafort accetta di collaborare con il procuratore speciale Mueller

Russiagate, Paul Manafort accetta di collaborare con il procuratore speciale Mueller
14 Settembre Set 2018 14 settembre 2018

L'ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort, ha accettato di collaborare alle indagini del procuratore speciale Robert Mueller, sul sospetto di collusione tra la campagna e la Russia

Paul Manafort, ex direttore della campagna elettorale di Donald Trump, ha scelto di cooperare con il procuratore speciale Robert Mueller sul Russiagate, l'inchiesta sulla presunta interferenza russa nelle elezioni del 2016. Già giudicato colpevole, in agosto, di frodi fiscali e bancarie, si è dichiarato colpevole di due capi di imputazione: cospirazione contro gli Stati Uniti e per ostacolare la giustizia. La vicenda giudiziaria è legata all'attività di consigliere politico in Ucraina Dopo l'accordo siglato eviterà un secondo (e imminente) processo per riciclaggio di denaro e accuse legate a lobbying illegale.

Mueller mette a segno un gran colpo, avendo ottenuto la disponibilità a collaborare di diverse persone che sono state vicinissime a Trump: Michael Flynn, primo consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, l'ex avvocato personale del tycoon, Michael Cohen, e ora Manafort. Ma dalla Casa Bianca arriva una precisazione: l’accordo di patteggiamento dell’ex capo della campagna di Trump "non ha assolutamente nulla a che fare con il presidente o con la vittoriosa campagna del 2016". Lo precisa la portavoce Sarah Sanders.

Quando Trump decise di scendere in campo aveva al suo fianco Manafort, avvocato e lobbista, già consulente di diversi politici repubblicani, da Gerard Ford a Ronald Reagan, fino a George H.W. Bush. Trump lo aveva chiamato per gestire la campagna elettorale, coordinando i delegati in vista della convention repubblicana. I due si conoscevano perché Manafort era stato consulente fiscale per le attività commerciali del tycoon. Dopo l'allontanamento di Corey Lewandoski (giugno 2016) Manafort fu posto alla guida dello staff elettorale. Vi rimase fino al 19 agosto, dopo che uscirono le indiscrezioni sulla sua collaborazione con Viktor Yanukovich, presidente dell'Ucraina dal 2010 al 2014.

Gli elogi di Trump a Manafort

Lo scorso 22 agosto Trump elogiò pubblicamente il comportamento di Manafort. "Al contrario di Michael Cohen, Paul Manafort non ha ceduto e non ha inventato storie per ottenere un accordo". Lo disse dopo che l'avvocato era appena stato giudicato colpevole, in Virginia, per 8 capi d'imputazione. Cohen, ex avvocato del presidente, si era invece dichiarato colpevole per violazione delle leggi elettorali in relazione al versamento di denaro a Stormy Daniels, la pornostar pagata per tacere sulla relazione avuta nel 2006 con il tycoon. "Mi dispiace davvero molto per Paul Manafort e per la sua famiglia - scrisse Trump- . La 'giustizia' ha preso un caso fiscale di 12 anni fa, tra altre cose, ha esercitato una pressione tremenda nei suoi confronti e lui, al contrario di Michael Cohen, si è rifiutato di cedere e di inventare storie per ottenere un 'accordo'. Tanto rispetto per un uomo di valore".

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