A Lourdes coi milanesi: «Nessuno è più lo stesso quando ritorna a casa»

15 Settembre Set 2018 15 settembre 2018

Delpini insieme a fedeli, volontari e malati: «Incontro con la sofferenza come vocazione»

Paola Fucilieri

nostro inviato a Lourdes

Ogni volto una storia, talvolta lunga, fatta di anni e anni di preghiere e pellegrinaggi, ma mai orfana della speranza; talvolta più breve, una folgorazione, una passione che trascina e poi ti riporta sempre qui.

Sono perlopiù «veterani» del pellegrinaggio i fedeli della Diocesi di Milano e i volontari di Oftal, Unitalsi e Cav, gli ammalati, le dolci «dame» pronte ad aiutare chiunque e che ieri hanno accompagnato il viaggio del loro arcivescovo monsignor Mario Delpini qui a Lourdes anche per ricordare un anno dalla sua nomina al vertice della comunità cattolica ambrosiana. Spesso trasportano malati e infermi in carrozzina, oppure si spostano in gruppo per arrivare fin qui, tra i Pirenei, davanti alla grotta di Massabielle, a pregare e cantare. Tutti con questa gioia inalterata che fa splendere gli occhi come se fosse l'incanto della prima volta, un sentimento debordante, che affascina, contagia ma mette anche un po' di timore. Davanti a loro, alle sofferenze e alle tante vicende di disperazione che hanno lasciato una fede intatta e, anzi, l'hanno rinvigorita, davvero il cammino della fede sembra molto arduo e ci si sente piccoli peccatori. Come Michele, 65 anni, ex dirigente d'azienda milanese, vedovo e padre di tre figlie, che da 15 anni accudisce Katia al Piccolo Cottolengo don Orione. Abbandonata da bambina, la donna ora 39enne, non parla, ma adora Michele che l'accompagna felice nel suo pellegrinaggio alla Madonna di Lourdes e che ogni mattina va a trovarla. «La mia terza figlia» la chiama lui spingendola sulla carrozzina. Oppure come Luigia e Enrico, una coppia di pensionati di Assago. «Nessuno, al ritorno da Lourdes, è più lo stesso» rivela lui per anni ha portato qui i pellegrini guidando il pullman da Milano.

Nel pomeriggio monsignor Delpini passeggia come un uomo qualsiasi tra la gente, sorride e saluta. Più tardi, insieme al vescovo emerito di Mantova Roberto Busti, assistente spirituale dell'Unitalsi lombarda, recita il rosario davanti alla grotta dove la Santa Bernadette Soubirous a metà del 1800 incontrò l'Immacolata Concezione, che aveva deciso di rivelarsi a lei, una contadina rozza ma dal cuore puro parlandole «come una persona dovrebbe parlare a un'altra persona» al punto da rivolgersi a lei in bigordano, il dialetto di queste parti.

Davanti alla statua della Madonna c'è la croce del Sinodo «Chiesa delle Genti» portato sin qui dalla comunità ambrosiana. Che il 14 ottobre festeggerà con Papa Francesco la canonizzazione di Paolo VI, il cardinal Montini. Fu lui, esattamente 60 anni fa, in qualità di arcivescovo di Milano, a portare qui i pellegrini. Con lui allora c'era anche Eugenio Pozzi. E ieri quest'uomo che sorride con simpatia a tutti, era accanto a Delpini, nel piazzale della basilica di Nostra Signora di Lourdes

Ieri sera alle 21 Delpini ha celebrato la messa di inizio pellegrinaggio nella basilica di San Pio X. «Ci sono uomini e donne che vivono l'incontro con il soffrire altrui come una vocazione. Il tuo dolore mi commuove, il tuo bisogno è un appello, il tuo limite è una richiesta di aiuto che mi trafigge il cuore - spiega l'arcivescovo cosmopolita di Milano nella sua omelia - Il pellegrinaggio non è un modesto, commovente gesto di sollievo, è l'invito ad alzare lo sguardo a ricevere la rivelazione che questa terra non è piena di condannati a morte, ma un cammino che il popolo percorre nella pazienza dei giorni, il cammino verso la vita eterna promessa».

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