Il fascismo in Libia raccontato alla nipote videomaker

Il fascismo in Libia raccontato alla nipote videomaker
15 Settembre Set 2018 7 giorni fa

Arriva un momento nella vita in cui devi incontrare le tue radici e Martina Melilli, classe '87, con My Home, in Lybia lo fa in un modo tutto personale. Il documentario comincia col suo voice over in cui ci confessa: «Mio padre è nato a Tripoli, Libia, nel 1961. Mio nonno, sempre lì, nel 1936. Negli anni del fascismo la Libia è stata una colonia italiana. Ho chiesto mille volte che mi venisse raccontata questa storia. Non è mai successo. Finora». Le foto sono sul tavolo, bisogna mettere ordine per ricostruire ciò che è stato e per farlo parte dalla testimonianza dei nonni. La videomaker sceglie di inquadrarli poco frontalmente, è come se voglia dar spazio al flusso di ricordi. Il bello è che lei compie un viaggio nei luoghi vissuti dai suoi familiari (prima del colpo di stato di Gheddafi) chiedendo supporto a un giovane libico contattato tramite social. Tocca a lui recarsi nei posti indicati dai nonni, divenendo gli occhi di Martina e, al contempo, narrando il Paese oggi. Così, con delicatezza, si delinea la mappa del cuore. Dopo il debutto a Locarno71 e la prima italiana a Visioni dal Mondo, il film sarà proiettato il 18 alla Milano Movie Week e successivamente all'estero.

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