Quell'ambiguo affetto per Lula della sinistra europea

Quell'ambiguo affetto per Lula della sinistra europea
15 Settembre Set 2018 15 settembre 2018

La sinistra europea sta attraversando un momento di forte crisi ideologica. La recente visita di D'Alema all'ex Presidente Lula mostra in maniera chiara le contraddizioni in seno al movimento

La sinistra occidentale, intesa come ideologia socialdemocratica, non sta sicuramente attraversando il periodo storico migliore. Complice una progressiva perdita di consenso popolare, culminata con una serie di risultati elettorali negativi, il movimento sta lentamente cominciando ad osservarsi dall’interno. Perchè ciò che sta alla base del consenso, prima ancora di tutte le speculazioni su strategie comunicative più o meno vincenti, sono i contenuti.

Su questo aspetto la sinistra occidentale sembra continuare a sbattare contro lo stesso muro di contraddizioni che si è auto eretta da un po’ di tempo a questa parte. C’è infatti un dubbio di fondo che attanaglia gli osservatori e gli (ex) elettori del movimento: Che cos’è la sinistra occidentale oggi? È un movimento che ha definitivamente abdicato alle battaglie sociali, allineandosi con un non meglio definito liberalismo internazionalista? Oppure è diventato un semplice forum di discussione tra intellettuali e presunti tali con l’obiettivo di ridurre al minimo, se non annullare del tutto, gli effetti di risultati elettorali avversi al loro interesse? Non si comprende bene.

In ogni caso il denominatore comune di questo nuovo movimento pare essere il distacco, o addirittura il disinteresse, verso il tema del lavoro, un tempo al centro dell’agenda politica. Talvolta però il carattere di quest’anima che rimane ancora combattuta rispetto al suo passato, emerge mostrando in toto le sue contraddizioni. È il caso della recente visita fatta dal fu Primo Ministro italiano Massimo D’Alema all’ex Presidente brasiliano Lula, ora detenuto in carcere. Senza entrare nel merito della questione che ha portato Lula alla detenzione, è utile analizzare quanto dichiarato da D’Alema al termine della visita. “L'ho trovato sereno e molto lucido. Non avrei mai immaginato di incontrarlo come prigioniero. Ma ha lo steso spirito, lo stesso coraggio, la stessa volontà di servire il popolo brasiliano. Malgrado le ingiustizie che ha subito continuerà ad essere prezioso per il Brasile, dopo essere stato il miglior presidente che questo paese abbia mai avuto”.

Parole che dovrebbero suscitare una certa sorpresa nel lettore, considerata la distanza e l’incompatibilità tra le politiche attuate in Brasile sotto la presidenza Lula e quelle adottate in Italia sotto il governo D’Alema e dei suoi alleati. Fu lo stesso D’Alema infatti a dichiarare senza remore di “aver fatto più privatizzazioni di chiunque altro”. Un vanto che stona con l’inversa politica di Lula, molto più orientata verso un maggiore controllo dello Stato sull’economia.

La distanza tra i due personaggi si fa ancora più larga analizzando la politica estera. “Non ho mai visto una politica americana per contribuire allo sviluppo dei paesi più poveri del continente. Ed è per questo che l’intera regione latinoamericana si vede come antagonista del governo statunitense”, furono le parole di Lula. Il Governo D’Alema non esitò invece a partecipare all’intervento militare della Nato nella penisola balcanica, confermando la sua intenzione di allinearsi all’agenda estera . Le stesse identiche contraddizioni le si possono poi riscontrare in Jose Zapatero (partito socialista spagnolo), anch’egli in visita a Lula, ma anch’egli esecutore di politiche opposte a quelle dell’ex Presidente brasiliano. Questa forte contrapposizione ideologica può dunque essere la causa primigenia della consistente fuga elettorale da parte degli ex sostenitori. Confusi da questo essere socialisti nel nome, ma non nei fatti.

Occorre infine sottolineare come, oltre le dichirazioni confusionarie, D’Alema abbia perso l’occasione per affrontare un tema legato all’interesse italiano, ben conosciuto dal Presidente Lula. Ovvero l’estradizione di Cesare Battisti. Il reiterato rifiuto al rimpatrio del terrorista italiano da parte di Lula pesa ancora sulla storia della diplomazia italiana. Quella mancata solidarietà verso l’Italia sembra invece ora immeritatamente restituita per conto di D’Alema.

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