Insigne salva Ancelotti. Ma il Napoli fatica anche contro la Viola

Insigne salva Ancelotti. Ma il Napoli fatica anche contro la Viola
16 Settembre Set 2018 8 giorni fa

Il tecnico cambia modulo e Lorenzo si esalta. Dimenticate le polemiche post Sampdoria

La storia di Lorenzo Insigne e la Viola è fatta di bei ricordi e qualche nota stonata. Dall'esordio al San Paolo in serie A nel 2012 alla doppietta in Coppa Italia fino alla rottura del crociato anteriore che lo fece rimanere fuori quattro mesi. Ieri l'ultimo capitolo, positivo, di questa storia: il sesto gol alla Fiorentina, il cinquantesimo in serie A del folletto di Frattamaggiore che risolve una partita contro un avversario ostico e per lunghi tratti della gara era riuscito a tenere sotto controllo la truppa di Ancelotti. Non a caso, il Napoli aveva vinto solo una delle ultime cinque partite con i toscani e nelle ultime due non aveva segnato nemmeno un gol.

Al di là dei neologismi (a proposito della parola sarrismo entrata nella Treccani) e dei paragoni inevitabili tra il recente passato e il presente della squadra partenopea, ieri ha vinto il modulo - un 4-4-2 quasi inedito da queste parti - e la pazienza del Napoli ereditata dal suo allenatore. Sarri viaggia con la quinta innestata in Premier League (tante le vittorie del suo Chelsea che ha già segnato 14 gol), Ancelotti si prende la terza vittoria in stagione, cancellando la batosta di Genova che tante critiche aveva fatto piovere sulla truppa, con la rete di uno dei suoi giocatori migliori, anche senza fuochi d'artificio. Come dice il tecnico di Reggiolo, il suo calcio è meno identificabile e la squadra comincia pian piano ad assorbire i dettami della sua nuova guida.

In un San Paolo semivuoto (poco più di 20mila spettatori, colpa del gelo tra i tifosi e De Laurentiis con le curve irritate per il caro biglietti), Ancelotti vince la sua scommessa: mettere Insigne in una posizione più centrale, praticamente da seconda punta. E dall'assist del partner offensivo Milik (che aveva sostituito un evanescente Mertens, tornato titolare ma non ancora al top considerando anche il piccolo infortunio alla spalla riportato in Nazionale) nasce il colpo di classe che spezza l'equilibrio del match. Con il tecnico che, quando Lorenzinho chiede il cambio per stanchezza, lo bacia. Esattamente come faceva con altri calciatori allenati di cui aveva grande stima. Tre nomi su tutti: Kakà, Gattuso e Ronaldo.

«Cerco sempre di ricambiare la fiducia del mister - così Insigne - A Genova mi ha sostituito al 45', ma con la Fiorentina mi ha dato la riconferma partendo titolare. Ci tenevo a far bene per la squadra, bisogna lavorare e continuare a fare bene. Sono contento per il gol ma sopratutto per la vittoria, questo gruppo merita tanto perché diamo sempre il 100% in campo. Ci sta vincere e perdere, abbiamo dato una grande risposta di squadra». «Insigne può essere l'arma in più - ha sottolineato Ancelotti - veniva da un periodo in cui non era riuscito ad esprimere la sua qualità. Ha giocato in una posizione diversa dal solito, mi è piaciuto moltissimo e credo sia stato il migliore di noi. Avere un giocatore con questa qualità al massimo della condizione è un vantaggio per la nostra squadra. Ho una rosa di grande qualità, difficile fare delle scelte ogni settimana. Il 4-4-2? L'ho fatto per avere un recupero palla più alto e per togliere il ruolo difensivo a Insigne davanti. A tratti siamo stati solidi, compatti, a tratti più disuniti perché c'era desiderio di vincere e ci siamo sbilanciati un po'».

La Fiorentina non esce bocciata, è messa bene in campo e tratti è in controllo del match, ma ha meno giocatori decisivi rispetto agli avversari. Il Napoli può ancora migliorare, per la prima volta in stagione parte bene ma ci sono ancora errori in fase di impostazione da eliminare. Grazie a Insigne, per una notte si affianca alla Juventus e guarda al debutto di Champions di martedì a Belgrado con la Stella Rossa con fiducia.

Commenti

Commenta anche tu