Sutri, a Palazzo Doebbing l'arte torna nella sua casa

Sutri, a Palazzo Doebbing l'arte torna nella sua casa
16 Settembre Set 2018 16 settembre 2018

Da Pellizza da Volpedo al moderno "quarto stato" di Iudice. Molti linguaggi e una grande esposizione

A Sutri apre il museo di Palazzo Doebbing. Un luogo di perfezione e di meditazione, dominante sull'area archeologica. Il museo prende il nome da Joseph Bernardo Doebbing, nato a Müster nel 1855. Nel 1874 prese i voti nel convento dei frati minori di Warendorf, alunno della provincia di Sassonia. Nel 1875, a causa dell'espulsione dei francescani e dei gesuiti dalla Germania, fu costretto a trasferirsi negli Stati Uniti e si ordinò sacerdote nel 1879; lettore di filosofia e teologia, fu poi professore di filosofia nel seminario di Cleveland. Nel 1881 fu richiamato in Germania, e poi si trasferì a Quaracchi (Firenze) dove lavorò alla pubblicazione delle opere di San Bonaventura. Nel 1883 fu nominato professore di filosofia al Collegio irlandese di San Isidoro a Roma, e qui lavorò alla riforma degli studi filosofici e teologici. In un soggiorno a Capranica conobbe la Tuscia. Nel 1900 fu eletto vescovo di Nepi e di Sutri. Monsignor Doebbing, uomo di grande fede ma anche di rara e sofisticata cultura, restaurò il palazzo vescovile di Sutri, promuovendo importanti opere per l'educazione dei giovani, del clero e del popolo tutto. Tra le più notevoli, il santuario della grotta santa della Madonna ad Rupes di Castel Sant'Elia. Morì a Roma nel 1916. Fu un padre per la comunità nepesina e sutrina.

In queste stanze del suo palazzo vescovile, restaurate con sensibile attenzione e sobrio gusto, sono ora accolti, con alcuni capolavori della Tuscia, dipinti ospiti di grandi maestri, in armonia con i luoghi, a partire dall'Idillio verde di Giuseppe Pellizza da Volpedo, di cui ricorre il centocinquantesimo dalla nascita. Idillio verde, altrimenti detto Passeggiata amorosa, proveniente dal museo civico di Ascoli Piceno, rappresenta, nel nuovo museo di Palazzo Doebbing, la meditazione lirica, la sintesi di amore e natura, l'interiorità romantica espresse da Pellizza da Volpedo, rispetto all'impegno politico del Quarto stato che inaugura il XX secolo, ed è forse il primo dipinto di soggetto civile della nostra tradizione pittorica, icona delle lotte proletarie di tutto il Novecento. Dello stesso anno inaugurale, il 1901, è Idillio verde. La presenza di Pellizza da Volpedo, nella sua duplice essenza romantica e rivoluzionaria, rappresenta l'augurio perfetto per il Rinascimento della città.

A questa atmosfera intatta e arcaica può essere assimilato, risalendo al Quarto stato, l'integro mondo contadino, talvolta commovente, di povertà dignitosa e poesia rurale, preservato da un pittore dimenticato, realista e simbolista, della stretta e isolata tradizione aostana: Italo Mus. Un altro mondo, che è finito per diventare il nostro, in un conflitto fra protezione di sé, difesa della tradizione e condivisione di valori umani e cristiani che sono riassunti nella parola «solidarietà», è nell'epopea dei migranti, il Nuovo Quarto stato, raccontata con pathos e registrazione fedele e dolente da Giovanni Iudice, in una dimensione del dolore e dell'infinita solitudine umana che non può non riguardarci.

In attesa di una disposizione museale, verrà trasferita a Palazzo Doebbing una parte dell'Antiquarium di Sutri, con il celebre Efebo, mentre vi troveranno ricovero le opere più a rischio del patrimonio della diocesi, in questa circostanza oggetto della grande e luminosa mostra «La bellezza di Dio. Tesori d'arte sacra nella Tuscia». Una preziosa selezione di dipinti, sculture, oggetti, provenienti dal territorio della diocesi di Civita Castellana, che documentano l'importanza del patrimonio di arte sacra, dal raro cofanetto in avorio di Civita Castellana ai capolavori di Antonio da Viterbo, Sano di Pietro e Antoniazzo Romano e altri maestri dalle Chiese di Orte, Nepi, Monterosi, Gallese, Castel Sant'Elia, Capranica, Bassano Romano, Trevignano, Sant'Oreste, Ponzano, Mazzano, Capena, Campagnano, Bracciano, principali località della Tuscia. Un inno alla bellezza di Dio, attraverso la visione e il magistero di artisti e artigiani dotti e ispirati nella rappresentazione dell'iconografia cristiana.

Altri spazi espositivi saranno destinati alle fotografie di Wilhelm von Gloeden in dialogo con i dipinti di Roberto Ferri. Il dialogo sarà sotto l'insegna di Kouros. Così come quello di Luigi Serafini e di Matteo Basile nell'accostamento di Icone della natura e dell'uomo con storia e monumenti immaginati per un'archeologia senza tempo. Serafini riporterà a Sutri una fantastica Altalena etrusca.

Così si inaugura il nuovo museo, nel palazzo ripristinato e ampliato agli inizi del secolo scorso da un vescovo illuminato, e oggi di nuovo restaurato e restituito al pubblico godimento, in una perfetta armonia fra Regione, curia e amministrazione comunale. Con il sostegno e il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, dei ministeri dell'interno, dell'Economia, dell'Istruzione, dell'Ambiente, dei Beni culturali e della Fondazione Terzo Pilastro. L'inizio di una storia nuova per Sutri.

Commenti

Commenta anche tu