Amore, morte, tele. Quattro mostre raccontano la pittura dell'800

Amore, morte, tele. Quattro mostre raccontano la pittura dell'800
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18 Settembre Set 2018 18 settembre 2018

Per anni la critica ha sottovalutato i maestri italiani. Ora arriva la riscoperta

Riesplode la moda dell'Ottocento italiano. Un ritorno imprevisto, per una pittura considerata marginale, regionalistica e retrò, schiacciata dal confronto con l'Impressionismo francese e dalle nascenti avanguardie del XX secolo. Eppure basta leggere i fenomeni con meno conformismo per accorgersi che il nostro Ottocento, portandosi dietro il Romanticismo figurativo e letterario, appare molto più torbido e contorto di quanto il realismo, l'adesione alla verosimiglianza, possono far credere. L'uomo romantico, infatti, è un giovane tormentato, afflitto da amori infelici e irrisolti come la solitudine straziante del buon Giacomo Leopardi o l'inquietudine degli Scapigliati- attratto dalla guerra, avamposto della morte, ultima possibilità di riscatto. Consumatori abituali di alcool, confusi tra i fumi dell'oppio, sovente alterati alla ricerca di un mondo parallelo, di un paradiso eventuale ma senza regole, dediti ad articolate triangolazioni sessuali, vestiti all'ultimo grido con spiccato atteggiamento dandy, votati all'autodistruzione, il Romantico sorpassa l'ordine della borghesia cittadina che si sta sviluppando, non accetta le regole oppure fa finta. Vero e proprio antesignano della rockstar, del ribelle senza causa, non ha nessuna intenzione di consumarsi lentamente e sceglie di bruciare in fretta. La storia dell'Ottocento, infatti, è costellata da morti giovani, prima del tempo: a 38 anni Giuseppe De Nittis di malattia, a 39 Pellizza da Volpedo sconfitto dalla depressione, a 41 Tranquillo Cremona ucciso dai coloranti tossici, a meno di 50 Daniele Ranzoni ormai preda della follia, a 41 Giovanni Segantini colto da peritonite nei monti dell'Engadina.

Dietro la quiete bucolica del paesaggio, l'analisi ritrattistica, l'accademismo troppo marcato, si celano caratteri difficili, irregolari, rabbiosi col mondo e in lotta con la vita. Chi si sofferma sulla soglia della buona pittura non coglie che un solo aspetto dell'Ottocento, mentre il carattere secondario e tormentato ne rivela gli avamposti della modernità. Tra l'autunno e l'inverno fioccano le mostre dedicate al XIX secolo in Italia. Questo particolare grand tour (raccomandiamo di non perdere nessuna tappa) comincia in settembre a Rovigo, prosegue a ottobre a Milano e Torino e si completa in febbraio a Forlì.

Arte e magia. Esoterismi nella pittura europea dal simbolismo alle avanguardie storiche (Palazzo Roverella, Rovigo dal 29 settembre al 27 gennaio 2019) è incentrata sul taglio tematico e trasversale al fine di ripercorrere correnti, protagonisti e movimenti attivi nella penultima fin de siècle, tra 1880 e la Grande guerra. Una sensibilità internazionale che si radica nel Simbolismo, soprattutto nei Paesi dell'Europa continentale, e che trova in Italia sviluppi interessanti nella pittura di Gaetano Previati e nella scultura di Leonardo Bistolfi. Se da una parte si affaccia la psicanalisi, al contempo l'arte gioca con la citazione del passato e il rifiuto del presente.

Romanticismo è la parola d'ordine per l'importante mostra milanese in due sedi, Gallerie d'Italia e Museo Poldi Pezzoli (dal 26 ottobre al 17 marzo 2019), non a caso a Milano capitale italiana di un movimento artistico e letterario. 200 opere esposte, i grandi della pittura ci sono tutti (Caffi, il Piccio, D'Azeglio, Hayez, gli Induno, Migliara...) messi a confronto con i loro corrispettivi francesi e tedeschi, in particolare questi ultimi che identificano appieno quello spirito sturmundranghiano, stereotipo dell'immaginario germanico, cominciando proprio dall'inquieto Caspar Friedrich, teorico del disequilibrio tra uomo e natura, sublime certo ma pur sempre temibile.

Si sofferma invece su uno dei movimenti più popolari e amati dell'Ottocento la mostra alla GAM di Torino: I Macchiaioli. Arte italiana verso la modernità (dal 26 ottobre al 24 marzo 2019). Al Caffè Michelangiolo sembra di rivivere i tempi della Firenze medicea: sono gli anni dell'Unità d'Italia, dello spostamento della Capitale da Torino, coinciso col tentativo di rimodernare la tradizione attraverso l'intuizione della macchia. Lo sguardo, dunque, si rivolge a Parigi dove i giovani vanno a imparare la nuova pittura.

Bisognerà attendere il 9 febbraio 2019 per Ottocento. L'arte dell'Italia tra Hayez e Segantini ai Musei San Domenico di Forlì (fino al 16 giugno) che rispetto alla mostra milanese preferisce indagare la seconda parte del secolo, ritenendola teatro dei maggiori cambiamenti. «Se Hayez viene consacrato da Mazzini pittore della nazione, Segantini avrà da D'Annunzio, nella sua Ode in morte del pittore, analogo, alto riconoscimento», annuncia il coordinatore Gianfranco Brunelli. Una mostra che incrocia gli altri linguaggi dell'800 e si presenta ricca. Eppure i brividi più autentici li causano quei dipinti smaccatamente tradizionali che nascondono le insidie più profonde e folli della tragedia dell'uomo romantico.

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