Che bello quando Scarpa ce le canta in rima

Che bello quando Scarpa ce le canta in rima
25 Settembre Set 2018 25 settembre 2018

Non c'è niente di più noioso dei poeti e dei circoli di poeti che si ritrovano per lagnarsi che nessuno legge più la poesia, ovvero le loro poesie, per dirsi che la poesia non è morta senza accorgersi di quanto siano morti loro.

Tuttavia ci sono casi in cui la poesia, quando non si prende troppo sul serio, non solo è viva, ma risulta perfino divertente. Come per esempio il libretto di Tiziano Scarpa Una libellula in città e altre storie in rima (minimum fax). Perché Scarpa gioca con le parole, con le rime più o meno baciate, raccogliendo una serie di testi composti in varie occasioni, trenta racconti in versi, con lo spirito di un antico cantastorie.

Iniziò a scrivere un racconto in versi nel 2000 per un catalogo d'arte, e da allora ne ha composti molti, letti sul palco di vari reading o solo agli amici, finché un bibliotecario a Chioggia non gli suggerì di metterli insieme e pubblicarli, e in effetti è stata un'ottima idea.

C'è un elefante di Pordenone con un sassofono al posto della proboscide («Il naso precedente era caduto/ in seguito a fortissimo starnuto») e va alla ricerca dell'anima gemella, finché non trova un'elefantessa addormentata con una proboscide di bronzo («Hai la grondaia proprio in mezzo al viso/ sei grassa, russi: sei il mio paradiso»). C'è un albero che non ne può più di stare fermo nel bosco e decide di sradicarsi da solo: «Si sradicò/ crollò rotolando/ piombò in città/ crepò rantolando/ e a eterno monito del suo smacco/ qualcuno incise sul suo tronco secco:/ Qui giace, allergico a Moltitudine/ Milite Ignoto di Solitudine». C'è un misantropo che vive isolato in un faro fino a quando il faro non si stacca e va alla deriva nell'oceano («Sto così bene in mia compagnia/ che neanche morto me ne andrò via»). E poi un regista di cinema horror che si trasforma in zombie, una libellula alla ricerca della felicità, una falena a Cinecittà («che ama soltanto l'oscurità») un coltivatore di radici che finisce impiccato alle sue stesse radici, un uomo che odia il suo nome («Sono fiammetto, ma sono serio/ è questo nome che è deleterio»). Tra una storiella e l'altra, Tiziano Scarpa diventa un giullare che vorremmo avere in casa. Per divertire grandi e piccini, e per far sentire gli altri poeti cretini.

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