Borseggi e truffe ai turisti: le chiese di Roma prese di mira dai rom

Borseggi e truffe ai turisti: le chiese di Roma prese di mira dai rom
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27 Settembre Set 2018 27 settembre 2018

Borseggi, truffe e furti nelle cassette delle offerte: nelle chiese della Capitale si moltiplicano avvisi e cartelli per mettere in guardia fedeli e turisti

“L’ingresso in chiesa è gratuito, attenzione, non pagate nessuno”. È questo il cartello che campeggia all’entrata della basilica di San Pietro in Vincoli. Il luogo di culto che, secondo la tradizione, custodisce le catene con cui l’apostolo fu legato durante la sua prigionia a Gerusalemme, negli ultimi mesi è stato bersagliato da borseggiatori e truffatori improvvisati. Così la chiesa è stata tappezzata di piccoli manifesti bianchi che mettono in guardia fedeli e turisti dalla presenza dei ladri (guarda il video). Gli avvisi accolgono i visitatori che varcano la soglia della basilica, vegliano su di loro dalle colonne di marmo dell’estremità destra del transetto che ospita il Mosè di Michelangelo, e li seguono persino nel negozio di souvenir. “Purtroppo succede spesso che ci siano furti all’interno, soprattutto ai danni dei turisti”, ci dice uno dei custodi. “La decisione di affiggere i cartelli è arrivata dopo che, qualche tempo fa, ad un turista cinese hanno rubato la borsa durante la Messa, proprio mentre si era allontanato per fare la comunione”, ci spiega meglio un volontario che vigila sulla sicurezza della chiesa. È proprio durante le celebrazioni liturgiche, infatti, quando i fedeli sono raccolti e concentrati sul rito, che i malintenzionati entrano in azione.

“A volte chi si mette in fila per ricevere l’eucaristia lascia la borsa o altri effetti personali sulla panca e così c’è qualcun altro che ne approfitta per rubare”, prosegue mentre osserva attento la nuvola di visitatori intenti ad ammirare la celebre statua del Buonarroti. “Per noi è difficile individuarli, spesso si tratta di nomadi che per passare inosservati indossano abiti eleganti oppure si camuffano da turisti”, confessa rammaricato. “E anche se li cogliessimo in flagrante - conclude -non potremmo fare nient'altro che denunciarli alla polizia”. Uno dei sacerdoti, che raggiungiamo al telefono, minimizza. “Certo – ci dice – episodi del genere sono accaduti in passato”. Ma i cartelli, assicura, sono stati posti soltanto per precauzione. “Ad esempio - chiarisce - nel negozio di souvenir è possibile che si formi la calca e quindi che qualcuno possa mettere più facilmente le mani nelle tasche”.

Ci spostiamo nella vicina basilica di Santa Maria degli Angeli. Anche qui all’ingresso della chiesa troviamo il consueto avviso declinato in italiano e in inglese: “Fate attenzione ai borseggiatori”. “Sono soprattutto i turisti ad essere presi di mira”, ci conferma un ragazzo che sta aggiornando le comunicazioni sulla bacheca accanto al portone. Dietro di lui una questuante seduta sul sagrato cerca con insistenza di attirare l’attenzione dei visitatori. Ma non ci sono solo gli scippi ad affliggere le chiese della Capitale. Non è raro, infatti, che qualcuno si intrufoli tra le navate per rubare dalle cassette delle offerte. A San Martino ai Monti, nell'omologo rione del centro storico, i furfanti, secondo le ricostruzioni dei parrocchiani, si sono ingegnati con le calamite per "pescare" all'interno dei vecchi offertori. E qualche settimana fa sono state "visitate" anche la parrocchia della Santissima Trinità dei Pellegrini, non lontano da Campo de’ Fiori, e quella di San Gregorio Magno al Celio.

Qui il portiere del convento dei monaci camaldolesi tiene sotto controllo la situazione attraverso un monitor che trasmette in diretta le immagini registrate dallo stuolo di telecamere di sicurezza dislocate in ogni angolo della basilica. “È capitato che ci abbiano sottratto le offerte e ci sono stati anche diversi tentativi di effrazione”, denuncia. “Il problema – si lamenta - è che negli anni si è ridotta la presenza delle forze dell’ordine sul territorio: prima se succedevano queste cose ci rivolgevamo al commissariato qui vicino, con il quale avevamo un rapporto diretto, poi l’hanno chiuso e ora siamo costretti a rivolgerci a quello di piazza Dante”. Per arginare il fenomeno, insomma, servirebbe maggiore controllo. E così, in attesa che le caserme di quartiere riaprano i battenti, i parroci, tra una benedizione e l’altra, si improvvisano tutori dell’ordine e cercano come possono di proteggere dai malintenzionati il loro gregge di potenziali vittime.

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