Milano Moda Donna Spring Summer 2019

Milano Moda Donna Spring Summer 2019
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2 Ottobre Ott 2018 02 ottobre 2018

Dalla sfilata evento di Emporio Armani allo show per celebrare i 65 anni dalla fondazione di Missoni, tutto il bello di quest'ultima Fashion Week

Facciamo finta. Facciamo finta per un attimo che la moda non sia anche industria. Che non sia una delle voci più rilevanti dell'economia. Facciamo finta che il New York Times non abbia consapevolmente sganciato un attacco armato alla moda Italiana proprio durante la Milano Moda Donna, gettando ombre sulla nostra filiera di produzione. Facciamo finta che i francesi non cerchino di sgambettarci continuamente anticipando l'inizio della Paris Fashion Week, quando la moda è ancora in pieno svolgimento a Milano. Facciamo finta di non pensare a tutto ciò. Facciamo finta, e focalizziamoci sul tanto bello che abbiamo visto, sul tanto bello che è accaduto, durante questa Milano Moda Donna appena conclusa.

Pensiamo, per esempio, alla straordinaria sfilata evento messa in scena da Emporio Armani, che per celebrare il viaggio, la scoperta e l'apertura verso il nuovo e diverso, da sempre alla base della filosofia del brand, ci ha portati tutti a Linate, dove ci siamo messi in ordinata fila per check in e controlli, onde poi imbarcarci alla volta di uno show epocale, con una collezione fatta di capi tecnici e sportivi, ma anche sartoriali, oltre alla capsule collection chiamata appunto Emporio Armani Boarding, culminato nello straordinario concerto di Robbie Williams, in gonna plissé e giacca tempestata da cristalli.

Pensiamo alla famiglia Missoni, che in occasione dei 65 anni dalla fondazione del marchio ha portato in scena una commovente collezione che rende omaggio all'inconfondibile lessico stilistico del brand. Sotto una cielo stellato, lo show è stato una grande festa, una di quelle di famiglia nelle sere d'estate, accompagnata dalle suggestive note di Michael Nyman al pianoforte, sottofondo magico di una sfilata in cui trame zigzag, motivi a righe e onde, trasparenze, sovrapposizioni, leggerezza e cultura hanno trionfato.

Sì, forse le novità non sono state tantissime. Forse, non ce ne sono state proprio di novità. Ma in una moda dove tutto è stato inventato, dove spesso si cerca di spacciare per creatività la ridicola esasperazione di codici stilistici, è rassicurante vedere marchi che all'irritante ricerca dello straordinario ad ogni costo, prediligono una più serena consapevolezza della bellezza, del ben fatto, del classico, di quella moda che per sorprendere non si piega all'eccesso. Che poi, forse, in fondo la vera novità sta proprio in questo, in un rinnovato amore per un senso estetico ancestrale, nella volontà di tornare alla bellezza, andando oltre la spettacolarizzazione tout court.

Lectio magistralis a tal proposito ce la dà come sempre Max Mara, con una collezione che vuole essere un'ode alla potenza dei classici, che rivivono prepotentemente attuali, nella sequenza di trench in tessuti cerati, tessuti drappeggiati, romantiche ruches, maglie sottili, giacche dalla silhouette boxy, ma anche tute e top monospalla, e scolli asimmetrici. Grande insegnamento di intensa e pure bellezza arriva anche dall'inossidabile Giorgio Armani che porta in passerella una collezione dai toni marini: abiti plissé, incrostati di paillettes, luminosissimi, giacche e pantaloni fluidi come nel suo stile, silhouette essenziali ed allungate. Una vera lezione di armonia e stile, in assoluta conformità ai canoni dell'estetica armaniana.

Rimane fedele al suo romanticissimo heritage anche Luisa Beccaria, che non ha mai perso di vista la ricerca di una femminilità fresca, immaginifica, sofisticata. Un racconto dai toni fiabeschi e sognanti, una storia bucolica è andata in scena nella bellissima cornice nei giardini della Villa Reale di Palestro grazie ad una teoria di abiti lunghi leggeri adorni di fiori e farfalle, stampa check, ruches e fiocchi, a cui si alternano eleganti tailleur effetto patchwork. Sognatrice anche la donna di Ermanno Scervino, paladino dell'alta artigianalità, che mescola elementi maschili ad elementi femminili, che guarda al passato senza nostalgia né malinconia, trovando nelle radici le basi di un futuro straordinario, dando vita ad una collezione che esprime la sua modernità alternando completi maschili a abiti in organza coloratissima, leggeri come uno sbuffo, capispalla sartoriali e trench in pelle double.

Spazio, durante questa Milano Moda Donna, anche alle contaminazioni del mondo couture con quello sportivo, dove ispirazioni dal mondo del surf, da quello del ciclismo così come da quello dei motori, si fondono con dettagli sofisticati e attitudine al lusso. Grandi protagonisti per la prossima stagione (e preparatevi a lunghe sezioni di squat) saranno non a caso i ciclisti. Nella variante fluo, come li abbiamo visti sulla passerella di Blumarine, abbinati a leggerissimi abiti di seta e chiffon stampa animalier, in un sofisticato gioco di stratificazioni. O indossati sotto lunghi sartoriali gilet gessati come li abbiamo, invece, visti su quella di Sportmax, che, propone anche parka-camicia in nylon, giacche antivento e felpe, spesso decorati con le grafiche delle tavole da surf. È l'universo dei motori, invece, ad ispirare James Long che per Iceberg disegna una collezione dal forte impatto cromatico che lascia spazio a paillettes, zip, patch e caschi con grafiche fluo dipinte a mano.

Punta tutto sulle cromie anche Vivetta che propone una collezione in technicolor, che vuole essere un invito al gioco, infusa di ironia, pervasa di umorismo, spirito pop, fantasia visionaria e glamour, perfettamente descritti dai lunghi abiti romantici lavorati all’uncinetto, dai corpetti in tulle ricamato a mano con frange di perle e piume e ancora dai pantaloni in denim decorati da ricami preziosi. Predominante l'uso del colore anche nella sfilata di Stella Jean, tra i designer più promettenti della nuova generazione, che si serve della passerella per affrontare scottanti tematiche sociali e usa gli abiti per raccontare storie. Questa volta, la designer italo-haitiana ripercorre la via del cotone e dello schiavismo, attraverso maxi gonne a tripla balza d’ispirazione bahiana, abiti e camicie con fiocco annodato in vita, T-shirt legate con applicazioni in raffia, realizzati per l'appunto in cotone biologico.

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