Per incassare i crediti mediatrice finanziaria ingaggia la 'ndrangheta

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3 Ottobre Ott 2018 03 ottobre 2018

Punizione commissionata a tre pregiudicati Al telefono: «Se non paga scateno la belva»

Un'evidenza che sconcerta. «Su cinque arrestati ben tre, quindi la maggioranza, sono lombardi. Se continuiamo a pensare che l'ndrangheta sia un problema di calabresi trapiantati, siamo sulla cattiva strada. Forse, chissà, semplicemente cerchiamo di rimuovere».

Una conclusione, quella di Piergiorgio Samaja, capo centro operativo della Dia di Milano, completamente in linea con gli arresti di ieri mattina. Gli investigatori della Direzione investigativa antimafia, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda Alessandra Dolci e dai sostituti Alessandra Cerreti e Cecilia Vassena, hanno fermato infatti tre malavitosi e due incensurati, tra cui spicca una intermediatrice finanziaria con studio a Legnano, la 49enne Paola Galliani, già denunciata due anni fa dalla Guardia di Finanza per esercizio abusivo dell'attività di broker. Come emerge dalle pagine dell'ordinanza che la inchiodano insieme agli altri quattro alle accuse di estorsione aggravata dal metodo mafioso, nel gennaio dell'anno scorso la donna ha cercato con ostinazione e infine ha ottenuto l'aiuto del braccio armato della 'ndrangheta per dare una lezione, che sapeva (e voleva) particolarmente violenta, a un imprenditore del posto, Giuseppe M. L'uomo, a suo dire, infatti, doveva parecchio denaro a lei e a un altro «colletto bianco», il socio Enrico Verità, 57 anni (un altro legnanese incensurato), soldi di cui i due pretendevano subito un anticipo di 7mila euro. Denaro estorto dopo un tranello con pestaggio organizzato dai soci ma messo a segno grazie a coloro che Galliani chiama «gente mia», cioè esponenti della 'ndrangheta sul territorio dell'hinterland milanese.

Quando decide, come dice lei stessa, di «scatenare la belva», non sceglie un picchiatore qualunque, bensì Giuseppe «Pino» Morabito, 49 anni, originario di Rosarno (Reggio Calabria) e da sempre vicino alle cosche dei Pesce e dei Bellocco. L'uomo da luglio 2017 si trova in carcere a Voghera (Pavia) sempre grazie alla Dia di Milano che circa sei mesi dopo questa violenta estorsione lo ha fermato sulla tangenziale a Pavia insieme al 51enne Antonio Curciariello (anche lui residente a Legnano, ndr) accusando entrambi di essere coinvolti in «Linfa», l'indagine che proprio l'anno scorso ha permesso agli investigatori della Direzione investigativa antimafia di sgominare un'associazione finalizzata al traffico e alla detenzione illecita di stupefacenti e da cui derivano anche gli arresti di ieri.

Pino Morabito, nel pestaggio, si avvarrà dell'aiuto di altri due pregiudicati - i complici Massimiliano Ferraro, calabrese 42enne e Federico Ciliberto, un pregiudicato 24enne nato a Legnano e all'epoca del pestaggio fidanzato della Galliani. L'intermediatrice finanziari nelle intercettazioni non esita a chiamare più volte Morabito e Ferraro «Giuseppe mio», «Massimo mio», «gente mia». Sono persone che Galliani, dichiara, vengano dal suo medesimo «mondo (...) nel quale dovrebbe essere chiaro chi andare a fottere e chi non andare a fottere». Quindi mostra di condividere i metodi e i modi dell'ndrangheta al punto da convincersi di poter avere supporto per certi lavoretti non proprio puliti anche «a Seregno», cioè da un'altra famiglia mafiosa della zona, quella dei Mancuso.

Morabito in un primo tempo usa i «suoi» metodi verbali per minacciare l'imprenditore. «(...) Io ti dico amichevolmente sbrigatemi questa faccenda...perché se mi fai girare i coglioni io vengo a suonarti a casa e di sicuro non sarò tenero, te lo garantisco al cento per cento». Quindi il giorno 20 gennaio passa all'azione. L'imprenditore viene attirato con una scusa da Galliani e Verità nel loro ufficio dove, insieme a Ferraro e Ciliberto, guarderanno impassibili Pino Morabito picchiarlo senza pietà; addirittura a un certo punto i soci si offrono di subentrargli nel pestaggio. Alla fine, però, come da accordi, sarà Pino a riscuotere i 7mila euro. E Galliani, di quei soldi per cui ha tanto brigato, avrà solo spiccioli.

«L'attività di intermediazione finanziaria di Morabito e complici, compresi quelli già coinvolti nel narcotraffico, non era sporadica, ma stabile e duratura nel tempo: per intenderci, facevano parallelamente entrambe le cose» spiega il pm Alessandra Cerreti.

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