L'Europa alza il pressing su Alitalia

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10 Ottobre Ott 2018 10 ottobre 2018

L'Antitrust: «Faro sul prestito». Riggio (Enac) attacca: «Nazionalizzare è inutile»

I fronti sui quali si gioca il futuro di Alitalia sono vari e diversi tra loro. Tra le prossime scadenze, quella della gara per proposte d'acquisto vincolanti (31 ottobre) e quella legata alla restituzione (o a un'ulteriore proroga) del prestito ponte da 900 milioni (15 dicembre). Quest'ultimo tema è stato riportato d'attualità ieri dalla commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, la quale ha ricordato che l'indagine per capire se si tratti o meno di un aiuto di Stato va avanti, e che in questa fase gli approfondimenti sono legati soprattutto al livello degli interessi che gravano sul prestito, circa del 10%. Dice la commissaria: «Il governo può investire se il livello degli interessi rispecchia il mercato», e quindi ha spiegato se c'è un trattamento che non svantaggia gli altri concorrenti. Il 10% può sembrare un tasso di per sé alto, ma non lo è trattandosi del salvataggio di un'azienda a fortissimo rischio. Infatti il dubbio che quel denaro non venga restituito (come i 300 milioni concessi nel 2008) è molto forte fin dal primo giorno; i più realisti immaginano una bad company, come in passato, che lo accolga.

Su altri due punti però si gioca la partita degli aiuti di Stato: l'entità del prestito è stata da molti ricorsi considerata eccessiva rispetto alle condizioni di Alitalia, mentre sulla durata si annidano altri interrogativi. Il finanziamento accordato ai commissari nel maggio 2017 viaggia ormai verso i 18 mesi, ma qualcuno ipotizza che possa essere prorogato di altri 6. E proprio sei, solo 6 e non 24, è la durata considerata normale per operazioni che non si configurino aiuti vietati. Qual è il rischio? Che se considerato aiuto di Stato, il prestito ponte che peraltro non è stato ancora utilizzato massicciamente andrebbe restituito immediatamente, mettendo (definitivamente) in ginocchio i conti della compagnia; oggi è il polmone d'acciaio con il quale respira.

La situazione di Alitalia resta confusa, tra ipotesi di interventi di Fs, Poste, Cassa depositi e di compagnie asiatiche. Ieri Vito Riggio, che come presidente dell'Enac è persona di vasta competenza in materia, ha detto esplicitamente di essere contrario alla nazionalizzazione indicata dal governo, «assolutamente impropria, fuori da una logica di mercato. Poi le ri-nazionalizzazioni sono ancora peggio». Sarebbe «in controtendenza» rispetto a quanto accade in Europa e «richiede soldi, molti soldi». Per Riggio la cosa migliore è «un accordo industriale con una compagnia».

L'Enac ha presentato ieri i dati di traffico dell'estate che segnano, in termini di passeggeri, un più 5,3% tra gennaio e agosto e un più 3,8% in luglio e agosto. In aumento quest'anno i ritardi alla partenza e le cancellazioni, che nel bimestre sono salite da 135 (2017) a 553.

Ieri il commissario Alitalia Luigi Gubitosi ha confermato in Senato che il terzo trimestre vedrà un utile di 2-3 milioni, mentre i ricavi passeggeri sono cresciuti del 7% nel terzo trimestre e del 9% a settembre. Ha anche annunciato, dalla primavera, la riapertura del volo Roma-Whashington, assente dai tabelloni da molti anni, che sarà operato a parità di flotta.

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