Auto, l'Europa si concede lo sconto sulle emissioni

Auto, l'Europa si concede lo sconto sulle emissioni
11 Ottobre Ott 2018 12 giorni fa

La Germania si impone. Il taglio della CO2 cala dal 40 al 35% (2030) e dal 20 al 15% (2025)

Dal 40% al 35%, nel 2030, e dal 20% al 15%, nel 2025: ci sono volute 14 ore di negoziato tra i ministri Ue dell'Ambiente per concordare i nuovi obiettivi sulle emissioni di CO2 da parte di auto e furgoni. L'accordo raggiunto riduce i rispettivi target proposti invece dal Parlamento Ue: 40% e 20%. Ora parte la discussione tra Stati e legislatori europei sui tagli da applicare al 2030; una decisione sarà presa entro l'anno. A passare, l'altra notte, è stata la linea tedesca appoggiata dai Paesi dell'Est.

A favore del 40% si sono espressi il ministro italiano Sergio Costa, Svezia, Danimarca, Olanda e Lussemburgo, il cui segretario di Stato, Claude Turmes, si è scagliato contro Berlino: «L'industria tedesca porta la politica ambientale contro un muro». Alcuni tra questi Paesi tifano per una riduzione ancora più pesante, fino al 50%.

E poi c'è la richiesta del Parlamento affinché il 35% delle auto nuove vendute dal 2030 siano elettriche o ibride, obiettivo da applicare alle flotte dei costruttori nel loro insieme: i modelli ad alte emissioni dovrebbero essere compensati con le vendite di veicoli a basse emissioni o a emissioni zero.

Da parte sua l'Acea, la lobby europea dell'auto, continua a lanciare messaggi di allarme in quanto, costringendo l'industria a cambiare troppo rapidamente, ci saranno perdite di posti di lavoro. «È importante porre target compatibili con la gestione della transizione voluta senza provocare falle nella filiera - commenta Gianmarco Giorda, direttore di Anfia (filiera italiana automotive) -; reputiamo, però, molto rischioso per il settore il target intermedio al 2025, anche se abbassato al 15%. A partire dal 2021, infatti, scattano i 95 grammi per km di emissioni di CO2, un limite già molto ambizioso e impegnativo, anche alla luce della guerra incondizionata al diesel, il cui contributo è centrale per il taglio della CO2, vista la mancanza di compensazione di vetture ibride e soprattutto elettriche i cui volumi restano ancora bassi».

È curioso anche notare come, a Bruxelles, le due forze di governo in Italia, Lega e M5s sul tema abbiano posizioni opposte (tra i grillini, però, ci sarebbe chi la pensa diversamente, ma deve cucirsi la bocca). La pentastellata Eleonora Evi, per esempio, oltre a sostenere che il settore «sul green investe di più in Cina che in Europa», aggiunge che «i cittadini e le imprese denunciano una penuria di modelli puliti sul mercato». In entrambi i casi, l'eurodeputata farebbe bene a informarsi meglio: di modelli puliti ce ne sono, e quando parla di penuria, è meglio guardare alla carenza delle infrastrutture e di norme comuni per una reale diffusione della mobilità elettrificata. E poi c'è Danilo Oscar Lancini (Lega) che in una lettera al ministro Costa, sottolinea come occorra «guardare ai prossimi 10-15 anni fissando obbiettivi realistici, e garantendo misure legislative che aprano la strada al maggior numero di soluzioni possibili per garantire un'inversione rapida del trend di aumento delle emissioni di gas a effetto serra».

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