Bari, i prof di Medicina protestano contro il Policlinico: "Non ci pagano"

Bari, i prof di Medicina protestano contro il Policlinico: Non ci pagano
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12 Ottobre Ott 2018 12 ottobre 2018

Tensione crescente fra i professori di Medicina dell'Università di Bari. Il Policlino avrebbe dimenticato di versare parte dello stipendio a loro dovuto

Si respira un'aria sempre più tesa nel Policlinico di Bari dove, sia i docenti che i tecnici-amministrativi della facoltà di Medicina dell'Università del capoluogo pugliese, sono pronti ad incrociare le braccia per rivendicare i loro diritti. Per anni - precisamente dal 2000 ad oggi - l'azienda ospedaliera non avrebbe versato una parte dello stipendio ai professori di medicina che al contempo svolgono attività assistenziale nei reparti e negli ambulatori.

Negli scorsi giorni, al termine di un'assemblea, i docenti hanno approvato all'unanimità una mozione con la quale si richiede assolutamente il pagamento degli arretrati. Nel documento che porta in calce le firme delle sigle sindacali Arub, Cnu, Mues, RiUniBa e UssMo si annunciano azioni di sciopero in corsia e nelle aule. Il quadro tracciato da Francesco Resta non è dei migliori. Infatti, secondo il docente di geriatria e gerontologia nonché membro dell'Arub - associazione dei ricercatori dell'Università di Bari - la situazione riguarderebbe circa 280 professori. Questi ultimi, oltre al lavoro didattico e di ricerca, prestano attività assistenziale nei reparti accanto agli studenti di medicina. Esse, in virtù della convenzione tra Università e Policlinico, sono a carico del nosocomio che a sua volta ha il compito di preparare le buste paga per i suoi dipendenti. Lo stesso Resta ha stimato che su una cifra complessiva di 20mila euro a docente, la maggior parte del credito - ovvero 12mila euro a testa - è maturata negli ultimi otto anni.

Un lieve sospiro di sollievo lo possono tirare i docenti universitari, i medici cioè in servizio al Policlinico che al contempo svolgono attività di docenza e di ricerca. Questi infatti, a differenza dei loro colleghi, in parte hanno già incassato le somme dovute comprensive di indennità accessorie quali reperibilità, guardie, notturni e festivi. Fissato al 31 ottobre il pagamento degli stipendi arrettrati e in mancanza di una risoluzione positiva della vicenda, i professori minacciano di rinunciare ai carichi didattici non dovuti ed eccedenti. Ma non solo. Intendono altresì ridurre l'attività in reparto e negli ambulatori.

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