Cane lanciato dall'auto e poi soppresso: arrivano due condanne

Cane lanciato dall'auto e poi soppresso: arrivano due condanne
12 Ottobre Ott 2018 11 giorni fa

Un cane, nel 2015, era stato prima lanciato dal finestrino dell'auto e poi soppresso. Condannati il padrone e il veterinario

Un cane era stato buttato fuori da un'auto in movimento, ma era sopravvissuto e, in qualche modo, era pure riuscito a tornare a casa. Ma la persona responsabile del lancio non si sarebbe arresa al fatto che l'animale domestico fosse ancora vivo.

Sappiamo che, dopo l'inaspettata riapparizione del Drahthaar, questa la specie canina della povera bestiola, il padrone, per così dire, si è recato da un veterinario della città di Padova per procedere con la soppressione. La vicenda era già balzata alle cronache nel 2015. Ora ci sono i primi responsi giudiziari.

L'uomo, che è un anziano signore di novantadue anni, e il veterinario sono stati condannati dal Tribunale di Rovigo. La motivazione è ascrivibile proprio all'uccisione del cane. Rocki, quando è stato fatto volare dal finestrino della macchina andante, apparteneva al nonvantaduenne da più di qualche mese, così come si apprende su IlMessaggero. Ma il protagonista in negativo di questa storia non pare aver calcolato la possibilità che qualcuno, attraverso la lettura attenta del microchip, potesse venire a conoscenza del legame eistente tra lui e l'animale. Esattamente quello che è successo poco dopo il getto dalla piccola finestra del mezzo di trasporto. Una donna ha rintracciato il cane e lo ha trasportato sino al canile. L'organismo municipale ha fatto sì che Rocki tornasse nella sua abitazione. Lo spiacevole esito, come già raccontato, è risultata essere la soppressione del Drahthaar.

Le condanne sono state commentate dall'avvocato Ricci, che ha parlato per conto dell'Enpa, l'Ente nazionale per la protezione degli animali: "È una decisione rilevante - ha detto, così come si legge sul quotidiano citato - perchè sancisce un principio importantissimo. Un veterinario - ha spiegato - non può accettare passivamente le richieste di una persona di uccidere un cane senza prima aver svolto tutti gli accertamenti di legge sullo stato di salute dell'animale, altrimenti non solo tradisce il suo lavoro ma commette un reato". Il veterinario, insomma, avrebbe dovuto sincerarsi delle condizioni di Rocki.

Tags

Commenti

Commenta anche tu