"Con chi parliamo del vostro Paese?". Gli investitori non si fidano di Tria

Con chi parliamo del vostro Paese?. Gli investitori non si fidano  di Tria
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12 Ottobre Ott 2018 12 ottobre 2018

Meeting Fmi, delegazione tricolore nel caos. Il nodo Bankitalia

Negli incontri privati, tra banche, con gli investitori o nelle occasioni di relazione che si susseguono in questi giorni a Bali, dove è in corso il meeting annuale del Fmi, la situazione italiana tiene banco. Non accadeva da tempo. Il ministro Padoan aveva abituato questi interlocutori a un percorso stretto, ma sicuro. Ora tutti aspettano il ministro Giovanni Tria. Ma prima ancora di conoscerlo già si fidano poco. «Avevano capito che Tria fosse la garanzia di una manovra che non avrebbe sforato il 2% del Pil. Invece dice un decano dei meeting Fmi dietro garanzia di anonimato si sono ritrovati il 2,4. E quel che è peggio è che la differenza sono più pensioni e reddito di cittadinanza». In altri termini Tria si presenta qui a rischio delegittimazione. In un'occasione dove sono presenti gran parte dei 500 miliardi di euro investiti dall'estero sui titoli di Stato italiano, rappresentati da chi deve decidere se tenerli o venderli, non è certo rassicurante.

Non è allora una caso che ancora ieri la delegazione italiana fosse nel caos. La conferenza stampa ufficiale di Tria, con il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, prevista per domani potrebbe essere anticipata a stasera alle 21 locali (le 15 italiane), anche per permettere al ministro e al suo dg Alessandro Rivera di volare a Roma in tempo per scrivere il testo della manovra entro la scadenza di lunedì 15. Tra l'altro, la tradizione del Fondo che vuole insieme ministro e governatore questa volta coincide con la clamorosa rottura tra governo e Bankitalia, che giorni fa ha criticato le linee della manovra: altro motivo di imbarazzo di fronte a una platea internazionale. Insomma, gli elementi perché la prima vetrina finanziaria mondiale del nuovo governo, in casa di uno dei soggetti della famigerata Troika, si trasformi in un boomerang ci sono tutti.

Agli investitori è evidente non solo il cambio di rotta del governo, ma anche una sua confusione interna. Che è la cosa peggiore perché, dopo gli annunci su deficit, pensioni e sussidi, è venuto a mancare anche un interlocutore forte e affidabile. «Con chi si parla per capire che succede nel vostro Paese, al vostro debito pubblico?». Lo chiedono in molti. Che però, in realtà, si sono anche costruiti un'alternativa: un ruolo di supplenza, almeno dal lato finanziario, lo cerca di svolgere la maggiore banca italiana, Intesa Sanpaolo. Da sempre istituzione «di sistema» e interlocutore primario degli investitori e delle banche estere con le quali lavora in tutti i maggiori paesi, Intesa è presente al meeting del Fondo con una importante delegazione di funzionari ed economisti; e, pur involontariamente, rappresenta la continuità e l'autorevolezza che in questo momento mancano al soggetto pubblico. E il messaggio che lo stesso governo è ben lieto di veicolare tramite le principali banche italiane è quello di aspettare, avere ancora un po' di pazienza, perché sarà nei dettagli di una manovra non ancora scritta nero su bianco che si vedrà la differenza. Tanto sulla reale portata della riforma Fornero, quanto sulla struttura complessiva del reddito di cittadinanza.

Dopodiché agli investitori istituzionali è altrettanto evidente che all'interno della maggioranza gialloverde c'è un problema politico. Se siamo a questo punto è perché M5s, impaurito dai sondaggi, ha forzato la mano alla Lega sulla manovra. Spiazzando in questo modo tutti coloro che, in quella comunità di banche e imprese che ben capisce l'importanza vitale di un buon rapporto tra i mercati e i nostri Btp, hanno sempre fatto affidamento sul partito di Matteo Salvini, e sul sottosegretario Giancarlo Giorgetti in particolare. E che d'ora in poi spingeranno sempre più verso un ricompattamento del centrodestra. La strada che appare come la più sicura per il futuro dell'economia del Paese.

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