«Il futuro? È nella riconversione degli edifici Molto più economico e agile da realizzare»

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12 Ottobre Ott 2018 12 ottobre 2018

«I quartieri che potrebbero fare da esempio: Mecenate, Certosa e Lambrate»

Marta Bravi

Architetto e designer di fama mondiale, Michele de Lucchi, direttore 2018 di Domus dalla ricerca Nielsen emerge che i milanesi sono molto soddisfatti di come si vive in città. Milano è una città in cui si vive bene?

«Milano è una città che si muove, e questo è già abbastanza per essere un po' più attraenti e un po' più meritevoli di attenzione».

Secondo lei quali sono i simboli della nostra città? I grattacieli di cui parlano tutti?

«È lo spirito di cambiamento, di continua attivazione. È questo spirito per cui non ci si ferma davanti alle difficoltà, burocratiche il più delle volte, perché siamo una comunità complessa, questo spirito di fare premia e sta premiando tanto, soprattutto perché i giovani lo riconoscono, e quando i giovani riconoscono qualcosa significa che c'è del vero».

Il sindaco ha parlato dello sviluppo della città dicendo che a nord la città è cresciuta molto, adesso tocca al Sud. L'altro giorno è stato inaugurato il cantiere di Santa Giulia, oggi ha citato la Fondazione Prada. Secondo lei come si sta evolvendo a sud?

«C'è un problema di zanzare».

Venendo agli scali ferroviari, in che misura potranno contribuire allo sviluppo urbanistico e alla qualità della vita della città?

«Tanto, perché i nodi fanno le reti. Le reti senza nodi non esistono. Quindi gli scali ferroviari sono proprio in fieri e nella loro essenza dei nodi che possono configurare questa rete che è la città, che sarebbe totalmente non funzionante se non ci fossero».

Risolveranno il problema abitativo di Milano? Il sindaco ha citato il vincolo del 30 per cento di edilizia convenzionata per gli scali.

«C'è questo problema del costo, Milano sta diventando troppo cara. Bisogna lavorare per rendere la città più accessibile in termini di costo, soprattutto per i giovani che hanno bisogno di poter grattare da soli un po' alla volta tutto quello che possono ottenere per una gratificazione personale».

Come fare?

«Sicuramente predisponendo la città di più ad accettare i giovani, anche se Milano è molto attrattiva per i giovani. E sicuramente c'è il tema della riconversione: è veramente soprattutto per le città italiane il vero argomento di progettazione. Perché si possono sì costruire dei nuovi edifici ma è molto difficile, ci vogliono dei developer, ci vogliono anche delle condizioni diciamo di trattativa con il mondo pubblico, mentre le riconversioni sono più convenienti, molto più facili e attraenti perché la riconversione non ti da quel senso di salto nel vuoto, ti senti in un mondo in cui hai sempre vissuto.

Quali quartieri potrebbero dare l'esempio ?

«Tutti quelli che sono cominciati e che stanno evolvendosi adesso: da Lambrate a Mecenate, Certosa...

Quali sono, secondo lei, i punti deboli della città? Sicurezza, costo della vita, inquinamento per il sindaco. Il verde, nella ricerca, è uno dei punti più deboli..

«Il verde e l'azzurro perché non è che piantando degli alberi si risolve tutto. L'acqua diventerà un grande problema, non solo l'acqua da bere ma anche l'acqua dei tifoni, delle bombe d'acqua e dei disastri ambientali. Per esempio raccogliere l'acqua e usare l'acqua che è già a disposizione con le precipitazioni è già un tema ecologico che si potrebbe affrontare».

In agricoltura?

«Sì ma anche in città. Anche la città ha bisogno di acqua. Gli architetti quando non sanno cosa fare, disegnano uno specchio d'acqua perchè l'acqua riflette i palazzi e rende tutto più bello, è un trucco ma funziona bene».

Cosa pensa del progetto di riapertura dei Navigli?

«Tutto quello che si fa per rendere più bella la città, vale la pena farlo».

Pensa che si riuscirà a farlo?

«Non ho approfondito il tema, penso che in un certa quantità si possa fare. Però mi piacerebbe molto, mi piace molto quando le cose diventano più belle».

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