Lira, Vespa, frigo, da-da-umpa E il Belpaese "sorpassò" tutti

Lira, Vespa, frigo, da-da-umpa  E il Belpaese sorpassò tutti
12 Ottobre Ott 2018 11 giorni fa

A Roma una grande mostra fotografica sugli anni '50-60 quando dominava l'ottimismo e si sognava la «Dolce vita»

da Roma

Adesso che l'Italia è sorvegliata speciale, mentre mercati e agenzie di valutazione danno voti bassi al Belpaese, ricordarsi del sorpasso fa bene. Di quando, cioè, la nostra nazione, distrutta dalla seconda guerra mondiale, riuscì a superare i traumi del conflitto bellico, animando, dal 1946 al 1961, uno sviluppo economico e sociale invidiato nel mondo. Alla lira, per dire, nel 1959 andò l'Oscar della valuta e già nel 1951 la crescita del Pil si attestava sul 5,8%.

Si girava in Vespa, ancor oggi di moda, passando davanti alle Case del Fascio trasformate in spacci di legna e carbone, lui aitante in maglietta, lei col foularino in testa e intanto Federico Fellini metteva i cuissards da pompiere alle coscione di Anita Ekberg, per non farle prendere freddo nell'acqua di Fontana di Trevi: era marzo e la «Dolce Vita» romana aveva le sue asprezze. Naturalmente, ieri come oggi, a Roma pascolavano le pecore sullo sfondo dei palazzoni bianchi, ma, volendo, organizzavi il viaggio di nozze a bordo d'un Settebello lussuoso, disegnato da Gio Ponti: era il fiore all'occhiello delle Ferrovie dello Stato e gli italiani ci andavano a nozze.

È ad essi, agli italiani, soprattutto ai più giovani, che ora si dedica la mostra Il sorpasso. Quando l'Italia si mise a correre, 1946-1961, di scena al Museo di Roma (da oggi al 3 febbraio 2019), ricca di 160 fotografie di Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter e Cecilia Mangini, per citarne alcuni; oppure anonime, ma non per questo meno importanti nel ricostruire l'identità nazionale. Videoinstallazioni e documentari, inoltre, realizzati con filmati dell'Archivio storico Luce, propongono il giusto impatto con tale percorso antropologico, curato da Enrico Menduni e Gabriele d'Autilia e organizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, dall'Istituto Luce-Cinecittà e da Zétema.

In modo furbetto, il titolo dell'esposizione, Il sorpasso, richiama il film di culto di Dino Risi: chi non ricorda Vittorio Gassman al volante della sua Giulietta, ora esposta nel cortile di Palazzo Braschi, dove pare di vederlo, mentre fa le corna all'automobilista che ha superato con un sorriso a trentadue denti? «Quel film di mio padre coincide col periodo più fecondo del cinema italiano, quando si producevano trecento film all'anno e l'industria tirava. Identifico Il sorpasso con lo stato del Paese negli anni Sessanta. E con la nascita della commedia all'italiana e con tutto ciò che l'Italia, dopo, sarebbe diventata», commenta il regista Marco Risi, alle prese con le pastoie burocratiche di Netflix, colosso internazionale che distribuirà il suo ultimo film, mentre un poco rimpiange di non poter uscire in sala con Natale a 5 Stelle...

Già, la cara, vecchia sala cinematografica in via d'estinzione, ma presente nei clic in bianco e nero esposti per creare una sintesi del viaggio dell'Italia nel tempo. Un Paese che accelera e guadagna posizioni, costruendo autostrade, ponti, case. Certo, i volti degli operai in tuta a Sesto San Giovanni, la «Stalingrado d'Italia» che, nel dopoguerra, fu riferimento della sinistra politica, sono ancora grugni di ex contadini pieni di rughe, negli occhi qualche traccia di fame patita. Però c'è la televisione e che importa guardarla stipati in salumeria, con gli insaccati che pendono sui berretti rattoppati? Ci saranno le gemelle Kessler, nel 1961, a frizzare con il da-da-umpa prussiano e il costume di perline, anche se la Rai penserà a coprirne le gambe con calze nere pesanti, da suora. Quella stessa Rai che, per lanciare la campagna abbonamenti, nel 1959, mette in palio una 500 Fiat, un frigo e una tv: feticci del lusso che arriva per tutte le famiglie, tese a migliorare nonostante i problemi. Come l'analfabetismo: nel 1951, gli analfabeti erano il 12,9% della popolazione e allora vai col cantastorie paesano che narra per disegni, parlando. Si arriva al 1962 per ottenere la scuola media unica per tutti e l'obbligo scolare fino a 14 anni. Dettagli superabili, comunque: c'è già chi sfreccia sugli eleganti motoscafi Riva e intanto, a Fiumicino, sbarca la divetta cubana Chelo Alonso, pelle d'ambra e bagagli a profusione. I paparazzi arrembano e nei night club la spogliarellista turca Aichè Nanà titilla la Roma-bene, contorcendosi nuda sui tavoli. Un prete, intanto, benedice la Upim e i nostalgici del Duce sono fermi a Predappio: il motore della 600 fuma e, sul lunotto posteriore, l'immagine del Duce è fissata con lo scotch. Ma si va avanti, verso la modernità.

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