Stoccaggio dei rifiuti, in manette la banda della «Terra dei fuochi»

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12 Ottobre Ott 2018 12 ottobre 2018

Spente le fiamme dopo un'intera notte di lavoro, la Procura di Pavia aveva aperto subito un fascicolo contro ignoti per incendio doloso. Il rogo che la sera del 3 gennaio scorso aveva devastato a Corteolona (Pavia) un capannone in mezzo ai campi nella zona industriale del paese, era apparso subito molto dubbio, per le modalità e il contesto in cui si era consumato. Rispetto agli altri casi, tanto per cominciare, si trattava di un deposito di oltre 2000 metri quadrati completamente sconosciuto alle autorità e senza alcuna autorizzazione. Inoltre, sotto il profilo dell'inquinamento ambientale, il fuoco aveva provocato danni cospicui, con una nube di diossina originata dal materiale stoccato all'interno del capannone, per lo più plastica. La Dda di Milano, infatti, nel giro di pochissimo tempo, si era inserita nell'inchiesta e ieri mattina i carabinieri forestali del Gruppo di Milano e di Pavia, e della Compagnia di Stradella hanno arrestato sei uomini, tutti tra i 40 ed i 55 anni, accusandoli a vario titolo d'incendio doloso, gestione illecita di rifiuti, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti. Tranne un romeno - Stefan Miere, 42 anni - gli altri accusati finiti in carcere sono italiani. Tra loro un milanese, il 52enne Alessandro Del Gaizo, titolare e amministratore della «Corsico rottami srl» una società che, insieme alla «Cartaria Morandi» di Cesano Boscone, ha stoccato illecitamente a Corteolona svariate decine di migliaia di tonnellate di rifiuti; il 41enne comasco Santino Pettinato; un calabrese residente in provincia di Pavia, Vincenzo Divino, 50 anni; il titolare di una società di trasportati e autotrasportatore bresciano, Luca Liloni, 34 anni e infine un leccese di Galatina, il 40enne pregiudicato Riccardo Minerba, per gli inquirenti il capo.

I sei hanno messo in piedi un ciclo che partiva dalla raccolta dei rifiuti illeciti - principalmente plastica industriale - passava per lo stoccaggio e finiva con l'incenerimento, per fare della Lombardia la nuova «Terra dei fuochi». Dalle intercettazione emerge infatti che Minerba avrebbe avuto intenzione di prendere in affitto almeno altri tre capannoni tra Novara, Bergamo e Sondrio, per stoccare ulteriori rifiuti.

La scia di fuoco che ha acceso i riflettori da parte della Direzione distrettuale antimafia era iniziata già due anni fa, nell'aprile 2015 a Ferrera, quando era andato in fiamme un deposito di rifiuti chimici. L'attenzione della Procura Milanese si era fatta più intensa poi dai roghi scoppiati tra settembre 2017 e giugno 2018 alla «Eredi Bertè» di Mortara, sempre nel Pavese, i casi più evidenti di incendi dolosi nel settore rifiuti in Lomellina. L'anno nero è stato però senz'altro il 2017, con 4 roghi. In particolare quello della «Salpo» di Gambolò il 22 novembre e quello in contemporanea all'inceneritore di «Lomellina Energia» a Parona.

PaFu

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