I francesi in vetta al Creval Carige si aggrappa al bond

13 Ottobre Ott 2018 8 giorni fa

Dumont prende il Valtellinese, finisce l'era Fiordi A Genova via al cantiere per evitare una fusione

«Dumon, Dumont ma come si pronuncia?», ha sbottato il socio Schivardi durante l'assemblea del Credito Valtellinese. Che ieri ha segnato la fine dell'era Fiordi per l'istituto, un tempo feudo di Comunione e Liberazione, e l'inizio dell'avventura con i nuovi compagni di viaggio francesi. Una svolta storica cui hanno messo il sigillo i soci riuniti a Milano - per la prima volta non a Sondrio - votando a larghissima maggioranza l'unica lista di maggioranza presentata, quella appunto promossa dall'azionista franco-svizzero Denis Dumont: favorevole il 69,9% del capitale presente, pari al 45,55% del capitale sociale. Per la lista dei gestori il 29,69% degli azionisti presenti. Oltre ai francesi, fra gli azionisti rilevanti ci sono i fondi entrati con l'ultimo aumento di capitale da 700 milioni, come gli americani di Steadfast, con una quota dell'8,57%, e l'inglese Hosking Partners, che possiede il 5,28%, accanto al fondo Algebris di Davide Serra, con il 5,28%, e al Credit Agricole, entrata nel capitale nei mesi scorsi nell'ambito di un accordo industriale di ampio respiro, che ha in mano il 5 per cento.

Un esito scontato, considerando la manovra varata a sorpresa dallo stesso Dumont lo scorso 8 agosto: in quell'occasione l'imprenditore attivo nella grande distribuzione aveva chiesto la revoca dell'intero cda come contromossa rispetto al rafforzamento nel capitale da parte dell'altro azionista francese, Crédit Agricole. Ma di certo per i soci storici del Creval si tratta di una vera rivoluzione dopo l'addio del presidente dimissionario Miro Fiordi, manager di lungo corso della banca, di cui è stato dg dal maggio 2003, ad dalla primavera 2010 a quella del 2016 e successivamente presidente del cda. «Ho volutamente fatto un passo di lato, nell'intento di non aizzare alcuna polemica, evitare ogni scontro, nell'interesse della banca e rimango fedele a questa scelta», aveva spiegato alla vigilia dell'assemblea cui ieri non ha partecipato. Il posto di Fiordi viene preso da Luigi Lovaglio, ex ad della polacca Bank Pekao (il cui controllo è stato ceduto l'anno scorso da Unicredit al gruppo Pzu), manager chiamato da Dumont e apprezzato dai fondi. Al timone resta l'ad Mauro Selvetti. Quindici i componenti del nuovo cda, la cui prima riunione è in agenda lunedì.

Mentre al Creval i soci firmano la svolta, a Genova Carige si aggrappa al bond per rimettersi in regola con la Bce entro la fine dell'anno. L'ad, Fabio Innocenzi, e il presidente, Pietro Modiano, devono dimostrare che ci sono le condizioni affinché i maggiori soci facciano la loro parte nel bond subordinato (non un convertibile) da 200 milioni garantendo che l'emissione vada in porto in un contesto di mercato avverso. L'impegno a garantire il prestito obbligazionario, infatti, è al vaglio non solo della Malacalza Investimenti ma anche degli altri soci dell'istituto come la Pop12 di Raffaele Mincione e la Lonestar di Gabriele Volpi. Il tema dovrebbe arrivare tra un decina di giorni sul tavolo del board insieme allo studio di una soluzione alternativa, ossia quella di un'aggregazione da studiare con l'aiuto di un advisor esperto. La Borsa sembra tifare per le nozze invocate dalla Vigilanza Ue. Il titolo ieri è rimbalzato a Piazza Affari dopo una lunga serie di ribassi che lo hanno portato ai minimi storici. Le azioni della banca ligure hanno chiuso in rialzo del 6,52% a 0,0049 euro. Il management di Carige ha dunque due strade di fronte: valutare se procedere con le nozze oppure continuare a ballare da solo puntando sul legame con il territorio. È quanto avrebbe prospettato Innocenzi, nel suo primo incontro con le sigle sindacali avvenuto ieri.

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