In piazza il falò della vanità a Cinque Stelle

In piazza il falò della vanità a Cinque Stelle
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13 Ottobre Ott 2018 13 ottobre 2018

Puntuale e ineluttabile come la morte arriva l'autunno caldo degli studenti, rievocazione storica e folcloristica della rivoluzione sessantottina, anche se nessuno dei partecipanti sa esattamente il motivo per cui è chiamato a scendere in piazza a urlare, imbrattare, a volte menare o, come successo ieri in diverse città, incendiare i manichini raffiguranti il potente di turno. A questa gogna non sono sfuggiti neppure i presunti rivoluzionari del momento, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che in punta di logica dovrebbero essere gli idoli dei giovani antisistema.

La morale è che quando ti ergi a rivoluzionario trovi sempre qualcuno più rivoluzionario di te che ti brucia in piazza. È una vecchia regola, il popolo sognatore non si oppone al sistema, qualsiasi esso sia, e scarica su di lui rabbia e frustrazione. Oggi il sistema è Di Maio, con tutti i doveri e i tanti onori e privilegi che ne discendono. «Cercavano la rivoluzione e trovarono l'agiatezza», diceva Leo Longanesi di tipi come lui, aggiornando la massima di Giolitti che recitava: «Il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie è una poltrona ministeriale». La nuova casta a Cinquestelle che si sostituisce alla vecchia può imbrogliare, almeno per un po', gli unici veri resistenti del Paese, che sono quei cittadini che ogni mattina si alzano all'alba e lavorano tutto il giorno, non l'incoscienza della gioventù che pensa di cambiare il mondo a tappe forzate.

Intendiamoci, non è che questi ragazzi attirino la nostra simpatia, semmai il contrario. Ma registriamo che usano con i Cinquestelle gli stessi attrezzi l'ideologia sprezzante, offensiva e a tratti violenta - usati da Grillo e soci per scalare il potere. Più che paura, questi sessantottini di ultima generazione fanno tenerezza, perché un conto è scendere in piazza contro Andreotti e Craxi, Berlusconi e Prodi, Monti e Renzi, altro è proclamare una rivoluzione contro tipi come Danilo Toninelli, uno che ogni giorno si rivoluziona da solo.

Francesco Guccini cantava: «Per la mia rabbia enorme mi servono giganti». Già, i giganti dove sono? Se oggi uno studente si guarda attorno non dico che dovrebbe tornare in classe a studiare, ma sarebbe più utile per lui andare al cinema. Aspettando tempi e nemici migliori.

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