Paolo VI diventa santo: il Papa che difese la vita alle radici della Chiesa

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13 Ottobre Ott 2018 13 ottobre 2018

Nel '68 l'enciclica "Humanae vitae" su controllo delle nascite e aborto. Sfidando le contestazioni

Domani papa Francesco proclama santo Paolo VI. La data della canonizzazione è fissata da mesi, eppure non può essere un caso che la cerimonia cada nei giorni in cui Bergoglio ha richiamato con forza due emergenze contro le quali aveva strenuamente combattuto anche Montini: la difesa della vita umana e la lotta contro Satana. Paolo VI fu il timoniere del dopo Concilio, l'apripista della riforma liturgica quando il latino lasciò il posto alle lingue nazionali, il primo pontefice globetrotter che rimise piede in Terrasanta. È stato un uomo che ha dialogato con la modernità e con le altre religioni, e ha affrontato un duro braccio di ferro con la sofferenza, da quella provata per le schiere di preti che lasciavano la tonaca fino al dolore per l'amico Aldo Moro assassinato dalle Brigate Rosse.

Ma il bresciano Giovanni Battista Montini è stato l'autore dell'«Humanae vitae», l'enciclica che ribadì la dottrina della Chiesa su aborto e controllo delle nascite. Era il 1968, l'anno della contestazione scoppiata in Italia proprio nella «sua» Milano e nella «sua» Università cattolica. In quei mesi rivoluzionari, pieni di fermenti ma anche di incognite, invece che farsi contagiare dall'ondata innovatrice Paolo VI ripeté quello che la Chiesa dice da duemila anni: che la vita è sacra, che i genitori sono «liberi e responsabili collaboratori di Dio» nel mettere al mondo i figli e che «l'aborto diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche, è assolutamente da escludere», così come va condannata la sterilizzazione e «ogni azione che impedisca la procreazione», cioè i contraccettivi.

L'enciclica segnò il momento di massima solitudine per Paolo VI. Lo attaccavano da sinistra, dove regnava la delusione per le mancate aperture alla pillola, ma anche da destra, dove l'altolà all'aborto sembrava un argine troppo limitato davanti alla crisi della Chiesa che già si manifestava dopo il Concilio Vaticano II. Per tutti il pontefice era un Amleto irresoluto e dubbioso, che non sapeva decidersi da quale parte stare. Un mese dopo la promulgazione, in un'udienza del mercoledì, Montini ammise: «Non abbiamo mai sentito come in questa congiuntura il peso del nostro ufficio». Tra i suoi critici c'erano anche dei cardinali, come l'arcivescovo di Bruxelles, Leo Suenens, grande amico di Paolo VI. «Noi non siamo tenuti a una adesione incondizionata e assoluta quale è domandata per una definizione dogmatica», disse il porporato.

L'altro giorno papa Francesco ha usato parole durissime contro l'aborto: «È come affittare un sicario per risolvere un problema». Viceversa, «in ogni vita fragile e minacciata, Cristo ci sta cercando», ha aggiunto. È la preoccupazione del papa, di tutti i papi: non tanto imporre divieti, ma aprire alla presenza di Cristo. E anche Francesco, condannando apertamente l'aborto, si è ritrovato isolato e criticato dagli ambienti che abitualmente lo incensano come «l'uomo della svolta» nella Chiesa.

Nel suo ultimo importante discorso, pronunciato in San Pietro il 29 giugno 1978, un mese e poco più prima di morire, Paolo VI tracciò un bilancio del pontificato in due punti: tutela della fede e difesa della vita umana. Erano stati i cardini dei suoi 15 anni come successore di san Pietro. Ma l'anno prima, nella sua tormentata opera di salvaguardia della fede, il papa aveva confidato un'altra angoscia interiore. Allo scrittore Jean Guitton confessò la preoccupazione per «un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede». Secondo il papa, sembrava «predominare un pensiero di tipo non-cattolico nel cattolicesimo, e può avvenire che questo pensiero domani diventi il più forte».

Qualche anno prima, il 29 giugno 1972, ancora nella festa dei patroni di Roma, Paolo VI aveva già lanciato un grido drammatico: «Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa». E ancora una volta, in questi giorni che ne precedono la canonizzazione, papa Francesco ha fatto eco a Montini. Il 29 settembre scorso Bergoglio ha chiesto a tutti i fedeli del mondo di recitare il rosario ogni giorno durante il mese di ottobre per «chiedere alla santa Madre di Dio e a san Michele arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi, affinché il male non prevalga». Lo stesso fumo di Satana, che alimenta le divisioni interne nella Chiesa.

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