Vi.Te, il terrorismo e gli eroi di ogni giorno

13 Ottobre Ott 2018 9 giorni fa

Al Reparto Mobile l'esposizione di pannelli fotografici sugli Anni di piombo

Paola Fucilieri

Nei filmati realizzati dagli studenti - nonostante la narrazione senza svolazzi di atti terroristici che hanno destabilizzato Milano e l'Italia tutta - quel che più emoziona sono i sorrisi. Ad esempio quello autentico sotto i ricci e i baffoni di Andrea Campagna che nemmeno la sua morte, ancora troppo ingiusta per essere anche solo accettata, riesce a sbiadire. L'espressione di felicità dell'agente della Digos ucciso alla Barona nell'aprile del 1979, sotto casa della fidanzata, dai Proletari Armati per il Comunismo (Pac) per «dare il benvenuto al generale Dalla Chiesa sotto la Madonnina» racchiude lo stesso spirito che anima la dolcezza di Alessandra Galli, presidente dell'associazione Aiviter (Associazione italiana vittime del terrorismo) e figlia del giudice Guido Galli, ucciso da Prima Linea sempre a Milano nel marzo 1980 e che ieri mattina era seduta in sala, tra gli altri, durante il convegno di presentazione della mostra itinerante Vi.Te, Milano e la Lombardia alla prova del terrorismo realizzata alla biblioteca «Aldo Gianni» del III reparto mobile della polizia di stato in via Cagni 21. Una esposizione che vuole educare i giovani alla legalità, a ripudiare la violenza come metodo di lotta politica e al rispetto della vita.

Alla presenza del procuratore aggiunto Alberto Nobili, dell'Assessore alle Politiche sociali della Regione Stefano Bolognini, di tanti giovani studenti, ma anche di «grandi vecchi» come il presidente dell'Associazione nazionale polizia di stato Carmine Abagnale, che ha conosciuto personalmente poliziotti- eroi come Antonio Annarumma e Antonio Custra, il questore Marcello Cardona ha spiegato come il ricordo di chi ha perso la vita per avere uno stato democratico e assicurare una vita migliore a tutti noi non possa essere solo una questione di memoria storica.

«Negli anni '70 la situazione era drammatica, ma anche i successivi periodi, tra gli anni Ottanta e Novanta, ogni giorno il crimine organizzato faceva morti con l'arroganza di chi vuole sfidare la società. Io ero a Milano alla Criminalpol e lo ricordo bene - ha sottolineato Cardona -. Non si possono fare paragoni con la Milano di oggi nella quale le situazioni sono senza dubbio rilevanti e importanti ma dove si può lavorare molto e bene soprattutto grazie alla prevenzione. Dobbiamo però sempre riflettere che all'epoca ci fu chi donò la propria vita in un confronto drammatico con la criminalità e il terrorismo e i cui parenti erano e sono da considerare pure eroi. Proprio loro ci hanno consentito di creare strutture nell'ambito degli uffici giudiziari e delle forze dell'ordine e di vivere in una società più libera e meno oppressa da eventi criminali».

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