Giorgetti: futuro sovranista Botta leghista al centrodestra

Giorgetti: futuro sovranista Botta leghista al centrodestra
14 Ottobre Ott 2018 6 giorni fa

Il sottosegretario parla di «nuovo soggetto populista e sovranista. La gente ormai si definisce solo di destra»

Più che giornate tricolori, giornate multicolori quelle di Fratelli d'Italia al Teatro Nuovo di piazza San Babila a Milano. Seduti allo stesso tavolo con Ignazio La Russa, gomito a gomito, azzurri e verdi: Giovanni Toti e Giancarlo Giorgetti. Un piccolo flirt che ha fatto ingelosire (per non dire imbestialire) la focosa Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, che non capisce più «quale sia la posizione politica di Toti: mi pare che sia ovunque tranne dov'è Forza Italia». E lo invita a rimboccarsi le maniche «perché non si risolvono i problemi del partito con le denunce, dimostri di voler rilanciare Forza Italia». Che poi è proprio quello che, a parole, dice di voler fare Toti: «Il centrodestra non deve essere riappiccicato con lo scotch, dopo 24 anni deve essere rifondato», risponde al volo il governatore della Liguria criticando «una classe dirigente incapace di mettersi in discussione di fronte a un mondo che cambia e che si è sempre adagiata dietro a Berlusconi. Forse non si sono accorti che nel 2008 il partito aveva il 38% dei voti, oggi l'8».

Una zuffa che, per un attimo, ha oscurato il vero protagonista della giornata. Monsieur Sovranismo, parola chiave con la quale Fratelli d'Italia vorrebbe affacciarsi sulla scena europea. «Per noi è fondamentale la differenza fra sovranismo e populismo - spiega La Russa - Il populismo non è accontentare il popolo fregandolo, ad esempio proponendogli il reddito di cittadinanza. Sovranismo significa scegliere qual è la via dello sviluppo senza che ce lo impongano i burocrati dell'Europa». Concetto, udite udite, condiviso da Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e numero due della Lega: «Stiamo vivendo una frattura storica, le nuove categorie non saranno più quelle classiche del passato, destra e sinistra. Chi dovrà interpretare questo cambiamento sarà un soggetto populista e sovranista». Questo cambiamento della politica «richiede un leader che lo sappia interpretare» e Matteo Salvini ci è già «riuscito benissimo», aggiunge venerando il suo capo: «Mi inchino alla sua bravura». Il leader della Lega e vicepremier, spiega Giorgetti, «ha fatto una cosa molto semplice: ha sdoganato la destra. Oggi la gente non si dice più di centrodestra ma di destra», e grazie a lui «al popolo della destra è stata data una leadership: la gente lo segue, lo apprezza, lo ha votato e vorrebbe votarlo di più. Quando c'era Berlusconi era lui a saper interpretare la destra e ad intercettare il consenso. Oggi lo fa Salvini». Che ieri da Borgo Valsugana in Trentino si lamentava che «non c'è un giornale, non c'è un tg obiettivo...». Dalla platea si alza una voce: «C'è il tuo amico Silvio». Salvini sorride e sospira: «Eeeeeh...». Poi rilancia: «Viva il centrodestra, viva l'alleanza di centrodestra e lunga vita!». La Lega, e gli alleati di centrodestra sanno «quale è il dna comune», dice Giorgetti, ma devono «prendere atto che ora sul campo c'è Salvini», parole che vengono lette da Forza Italia come uno strappo con la storica alleata e che fanno intravedere un futuro tutto verde per il centrodestra. «Ma attenzione alle sbornie di voti. Renzi ne sa qualcosa», replica Toti. Concetto che condivide Daniela Santanchè, convinta che «non può esserci un dopo Berlusconi perché Berlusconi è unico. Ci sono però altri leader oggi, Salvini e Meloni».

Per questo La Russa ha voluto fortemente che le Giornate tricolori si svolgessero nel luogo simbolo della destra italiana, quella degli scontri, dei comizi e di Almirante, ricordando quando, nel 1970, a 23 anni, era il giovane capo della Giovane Italia milanese. Lì, a due da Piazza San Babila, c'è corso Monforte dove c'era la sede della Giovane Italia. Nel «fortino San Babila» c'erano i ragazzi milanesi di destra, pantaloni a zampa, Ray-Ban e stivaletti Barrow's, i «sanbabilini». I tempi sono cambiati, ma i «sanbabilini» sono sempre lì.

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