L'Italia vuole evitare la retrocessione in B Ma al ct importa poco

L'Italia vuole evitare la retrocessione in B Ma al ct importa poco
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14 Ottobre Ott 2018 14 ottobre 2018

Mancini non teme il fallimento in N. League: «Faremo bene, perdere però non sarà la fine»

La ferita del Mondiale mancato fatica a rimarginarsi. E undici mesi dopo incassare una retrocessione nella B della neonata Nations League significherebbe allargarla di nuovo. Ci vuole una vittoria con la Polonia stasera a Chorzow - novanta chilometri a ovest di Cracovia, città dove l'allora ct Prandelli costruì sei anni fa la bella avventura europea degli azzurri - per non scrivere un'altra pagina nera della storia della Nazionale.

Roberto Mancini è, almeno in apparenza, tranquillo. La prospettiva di fallire il primo obiettivo da ct non lo turba più di tanto. Segno che nel processo di rinascita, la Nations League è intesa solo come un momento di passaggio e di crescita del gruppo. «Penso che in Polonia andrà bene ma se così non fosse non sarà la fine - così il Mancio - Non è che se perdiamo e arriviamo terzi nel gruppo non giochiamo più o non arriviamo agli Europei. Non vedo nessun dramma». Il ct è coerente alle idee e ai progetti presentati quando si è seduto il 15 maggio scorso sulla panchina azzurra: «Abbiamo iniziato questo percorso con l'obiettivo di mettere insieme una squadra e di portarla all'Europeo. Nel nostro girone, poi, il Portogallo ha dimostrato di essere la squadra migliore perché ha più certezze, la Polonia ha giocatori di talento, ha qualcosa in più di noi e ha fatto un'ottima partita a Bologna, con lei ci giocheremo il secondo posto e cercheremo di fare bella figura».

La fatica per tirarsi fuori dal tunnel nel quale si è infilata l'Italia per ora è stata poco ripagata. Colpa di risultati che non arrivano, di prestazioni poco brillanti e di una risalita più difficile del previsto. «Ci vuole un po' di tempo, non si costruisce una squadra in sei partite, nel momento in cui riusciremo a trovare il gruppo migliore non avremo molti problemi a mettere insieme la squadra per gli europei», ha detto ancora il ct. Che in una notte da dentro o fuori darà continuità a quanto visto nell'amichevole, buona per 60 minuti, contro l'Ucraina. Conferma del tridente leggero di qualità e talento Chiesa-Insigne-Bernardeschi, con un Immobile ancora cupo in panchina. Per il resto solo uno, al massimo due cambi, con Pellegrini che insidia il posto a Barella. «Un mese fa sono stato costretto a cambiare, perché i giocatori non erano ancora in condizione e qualcuno poteva farsi male date le tante partite ravvicinate - così il ct - In più volevo vedere i giovani in gare difficili. Ora tutti sono più avanti nella forma».

Fra un settimana la Figc avrà finalmente il suo presidente (Gravina) dopo 11 mesi e, come conferma il futuro numero uno federale, Beppe Marotta si è detto disponibile a fare parte del nuovo organigramma (non nel club Italia). Mancini, ct figlio della gestione commissariale e che ieri ha incassato la fiducia del presidente del Coni Malagò, sarà confermato da Gravina anche se rischia la retrocessione nella Lega inferiore di Nations League: «Il mio lavoro è sul campo e devo trovare il più velocemente possibile una squadra. Il resto non mi interessa, ma sono in sintonia con la Federazione e con tutto l'ambiente».

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