"Maledetto" te, per tutto quello che potevi essere e non sei stato

Maledetto te, per tutto quello  che potevi essere e non sei stato
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14 Ottobre Ott 2018 14 ottobre 2018

Si ritira. Stavolta è vero. Ma non è detta l'ultimissima parola. Trattasi di Cassano Antonio da Bari, vecchia. Ha messo giù i pensieri e le parole in una lettera all'amico Pardo Pier Luigi, comunicando la grande decisione, è finita, basta con il calcio, addio all'Entella, a trentasei anni si conclude la carriera, mai incominciata sul serio aggiungo io, di una promessa e di una premessa del calcio italiano. Giochiamo con le figurine di un album di carta straccia, c'è ancora qualcuno che insegue Balotelli Mario e c'era ancora qualcuno che sperava nel miracolo di Cassano Antonio. Entrambi ci portarono, insieme con Prandelli, alla sciagurata trasferta mondiale del duemila e quattordici, entrambi hanno resistito al logorio del calcio moderno prima di arrendersi, è il caso del pugliese. Bravo, bizzarro, imprevedibile, inaffidabile, dal football ha avuto tutto e al football non ha dato lo stesso. Che altro avrebbe potuto e potrebbe chiedere un ragazzo di strada se non quello di giocare nella squadra della propria città per poi emigrare a Roma, nella maggica Roma e traslocare a Madrid, il galactico Real, e ancora Sampdoria, la faccia ricca di Zena, e ancora Inter e Milan, e poi Parma, e ancora Samp e quella comica all'Hellas di Verona e, infine, i coriandoli bagnati di Chiavari, l'Entella illusa e delusa. Una cassanata dietro l'altra, una vita calcistica passata all'inseguimento di se stesso, di quel genio rimasto nella lampada, di quel ragazzo che è cresciuto fuori da marito e da padre ma che in campo è rimasto il guaglione dei vicoli del borgo antico di Bari, ribelle, ingestibile ma unico. Peccato. Dice lui, Cassano Antonio, che con un'altra testa sarebbe stato un numero uno. Ma quella era ed è la capa sua, non altra, non modificabile, capa gloriose, come dicono i baresi per intendere uno che prende la vita in modo incosciente, simpatico ma inconcludente. Peccato davvero, perché ha buttato a mare la sua qualità principale, la genialità, l'istrione non è mai diventato artista vero, i suoi piedi sono stati perfetti, il resto ha seguito l'istinto e non la professionalità. Ha litigato con il mondo e il mondo lo ha comunque amato, ha deriso arbitri e presidenti ma è stato sempre perdonato, ha illuso per primo se stesso. Si è divertito, ha divertito ma questo non fa storia, semmai cronaca goliardica. Prevedo che entrerà a far parte della squadra di opinionisti televisivi, avendo molte cose da dire potrebbe anche rivelarle ma tiene famiglia e al di là delle facezie non si andrà, come si usa nel circo calcistico italiano. Mi auguro che non chieda il reddito di cittadinanza. Non ha vissuto di gloria ma può vivere di rendita. Non gli dico grazie ma maledetto a te per quello che potevi essere e non sei stato.

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