Scure dei giudici sulla Le Pen Rischia di essere incandidabile

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14 Ottobre Ott 2018 14 ottobre 2018

Decisiva la sentenza della Cassazione il 27 novembre Accusata di appropriazione indebita. Lei: persecuzione

Parigi Tempi duri per Marine Le Pen. Col vento in poppa nei sondaggi francesi ma sulla graticola dalla magistratura. Se finora rischiava fino a tre anni di prigione per «abuso di fiducia», l'ipotetica condanna sfiora ora i dieci anni e non potrebbe ricandidarsi alla presidenza e alle prossime Europee. Il processo sui presunti impieghi fittizi al Parlamento europeo la vede protagonista con un occhio alle casse del partito. I giudici avevano prelevato due milioni di euro dal Rassemblement national (già Front national), salvo scongelarne uno dopo la decisione della corte d'appello di Parigi del 26 settembre, perché «i gruppi politici contribuiscono all'espressione del suffragio». L'appello ha ridotto l'importo cauzionale senza disconoscere il merito dell'inchiesta e Marine è in attesa di giudizio con una situazione finanziaria del Rassemblement non delle più floride.

Venerdì è stata convocata dal tribunale di Parigi, dove si è avvalsa della facoltà di non rispondere prima della pronuncia della Corte di Cassazione attesa per il 27 novembre. La procura ha dunque alzato la posta all'ineleggibilità e al reato di «appropriazione indebita», punibile con dieci anni di reclusione e una multa di un milione di euro, contro i tre anni di carcere e 375mila euro di multa per l'abuso di fiducia per cui era indagata in precedenza. Nel giugno 2017, alla prima udienza per «violazione della fiducia» e «complicità di violazione della fiducia», Le Pen non si era presentata ai giudici. «Non ci intimidiranno, sono completamente innocente, quindi serena», ha detto ieri. I sospetti impieghi fittizi al Parlamento europeo si concentrano sul «sistema» lepenista per pagare gli assistenti parlamentari europei con i fondi di Bruxelles, anche se avrebbero lavorato per il partito in Francia, creando un danno di 6,8 milioni di euro.

Delle 14 persone coinvolte, tre sono ora accusate di «appropriazione indebita», compresa Le Pen. Gli investigatori affermano dal dicembre 2016 che «i documenti scoperti» evidenziano un sistema fraudolento in atto dal 2012. Dall'apertura dell'inchiesta, i leader del Rn, in primis Marine, hanno costantemente denunciato «la persecuzione giudiziaria». «Delirano», si indigna il suo consigliere speciale Philippe Olivier, che a luglio gridava al «colpo di Stato» e alla «dittatura» quando i giudici hanno ordinato il prelievo di 2 milioni. Ma Marine è oggetto anche di un'altra indagine per la pubblicazione su Twitter di foto «raccapriccianti» legate al terrorismo marcato Isis. Il 20 settembre, è infatti arrivato l'ordine di una perizia psichiatrica su di lei, obbligatoria in questo tipo di casi; giudicata «assurda» perfino dal leader della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon.

Le Pen resta concentrata sulla politica e sulle elezioni europee del maggio prossimo. Dopo l'iniziale presa di distanza da Steve Bannon, l'idea di federare i movimenti sovranisti europei sotto un'unica insegna sembra a una svolta. The Movement appariva agli occhi di Marine come un progetto impalpabile ideato da un cittadino extraeuropeo. Giudizio schietto che ha convinto l'ex consigliere di Donald Trump a volare a Parigi. L'incontro «chiarificatore» con Marine non ha sciolto tutti i dubbi dei lepenisti dove permane un certo scetticismo. Le Pen ha spiegato ai suoi di non aver bisogno di lui «per organizzare le forze politiche europee, se invece si tratta di un lavoro intellettuale con l'insieme dei Paesi del mondo, compresi Cina, India e Russia, allora non c'è problema». Più che una Fondazione a cui aderire col suo Rassemblement, piace l'idea di un think tank: «Bannon non ha intenzione di creare un partito - assicura Le Pen a L'Express - ha abbandonato le ambiguità iniziali per organizzare dibattiti, questo è il tipo di contributo che ci interessa». Il primo evento è atteso per novembre.

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