Siena riparte senza il "babbo Monte"

Siena riparte senza il babbo Monte
14 Ottobre Ott 2018 5 giorni fa

La città ora punta ad attrarre gli investimenti stranieri sul turismo e la cultura

La geografia del sistema bancario italiano sta cambiando rapidamente. A Genova il destino della banca di riferimento, Carige, sembra essere ormai quello di una aggregazione con un soggetto che può essere anche straniero. L'assemblea dei soci del Credito Valtellinese venerdì ha segnato la fine dell'«era Fordi» e l'inizio dell'avventura con i nuovi compagni di viaggio francesi di Dumont. Per banche storicamente così legate al territorio si tratta di una vera rivoluzione copernicana. Lo sa bene Siena che per salvarsi ha dovuto rassegnarsi a perdere il «babbo Monte», finito temporaneamente sotto il controllo dello Stato che però dovrà uscire dal capitale entro il 2021, forse già prima. Probabilmente con l'arrivo di un cavaliere forestiero.

Nelle contrade il cambiamento è stato difficile da digerire considerando la simbiosi con il Monte dei Paschi. Ma superato il trauma c'è chi è convinto che la crisi possa diventare un'opportunità. Di certo è stato rotto un tabù: fino a pochi anni fa alcune società partecipate dalla Fondazione e dalla stessa banca erano intoccabili, ora non è più così. L'immobilismo degli ultimi quindici anni creato dai grovigli tra politica e finanza, e il peso dominante sulle istituzioni da parte di piccoli potentati locali e di correnti di partito hanno allontanato qualsiasi interesse verso una delle mete più conosciute della Toscana, soprattutto nel campo dell'enogastronomia, del turismo e della cultura attraverso l'università. Tre bacini che potrebbero generare importanti ritorni economici, certamente per gli investitori ma soprattutto per il territorio, in termini di ricaduta economica, indotto e livelli occupazionali, e su cui stanno cominciando a mettere gli occhi alcuni investitori stranieri. Gli stessi che fino a qualche anno fa erano tenuti alla larga dalle logico bancocentriche con cui veniva gestita l'economia di questa parte della Toscana.

Il tramonto dell'egemonia piddina alle ultime amministrative e l'elezione del nuovo sindaco Luigi De Mossi, espressione di una lista civica e appoggiato dal centrodestra, sono stati letti come un segnale di rottura rispetto al passato anche per il curriculum di un avvocato che viene dal mondo delle professioni e non dagli apparati di partito. Per il rilancio economico della città la nuova giunta ha fra l'altro coinvolto Maarten De Jong che vanta una lunga esperienza nel mondo bancario ed economico europeo: ex vicepresidente del Banco di Roma, De Jong è stato anche membro del consiglio della banca olandese Abn Amro, ha fatto parte del consiglio di sorveglianza di Heineken, e attualmente è presidente della holding Pwc Nederland e di Aon Nederland.

Una carta in più per far fruttare i contatti con investitori stranieri, oltre che con aziende italiane. I quali pretendono comunque garanzie da parte delle istituzioni locali rispetto a pressioni che potrebbero condizionare le scelte amministrative secondo logiche e artificiose operazioni politiche che hanno portato il Monte a un passo dal default.

La sfida è ambiziosa: se le istituzioni locali metteranno a regime un nuovo modello di gestione economica, nell'arco di tre-quattro anni potrebbero arrivare su Siena investimenti - tra privati e partnership pubblico-privato oltre a finanziamenti infrastrutturali - per quasi 100 milioni di euro.

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