Kirill e Patricia: fuoriclasse al Lac

Sostieni il progetto Conflitti da non dimenticare su Gli Occhi della Guerra
17 Ottobre Ott 2018 17 ottobre 2018

Il direttore con la violinista sulla scena per Schoenberg e Brahms

Luca Pavanel

La stagione dello svizzero Lac per usare un linguaggio calcistico: oggi fa gol, con grandi protagonisti della scena mondiale e un cartellone tra romanticismo (Brahms) e modernità novecentesca dal sapore dodecafonico (Schoenberg).

Già, proprio così: da queste parti sul palcoscenico stasera sale uno dei pezzi da novanta previsto, ovvero il direttore russo Kirill Petrenko, 46 anni, uno di quelli che certamente non è facile avere nel proprio cartellone, per svariati motivi, non ultimo che è richiestissimo e impegnatissimo e già prenotato: attualmente alla guida della Bayerisches Staatsorchester, è in cammino per il podio dei Berliner, una delle orchestre più prestigiose a livello planetario. Insomma, un personaggio che se ce l'hai nei tuoi concerti beh, insomma gli altri rosicano un po'; il riferimento è alle manifestazioni delle maggiori capitali europee. Battute a parte, per il secondo appuntamento della stagione targata Lugano la bacchetta moscovita, stando al cartellone, si presenta in bella compagnia con la super-violinista Patricia Kopatchinskaja, classe 1977, moldava, nata in una famiglia di musicisti (curiosità: il padre suona il cimbalom), neanche a dirlo ex enfant prodige. Un curriculum da far venire il mal di testa, tanto è lungo e prestigioso, segni particolari: lei si interessa molto alla contemporanea. Oggi la bella Patricia, sebbene di Chisinau, gioca in casa perché vive a Berna con marito e figlia. Sarà un bello spettacolo vedere i due fuoriclasse collaborare tra loro e con l'Orchestra di Monaco, che ha una bella storia. Tutti all'opera per due partiture sinfoniche di altissimo livello e bellezza, in ordine di apparizione: il «Concerto per violino» di Schoenberg e la «Sinfonia n.2 in Re op.73» di Brahms. Dentro agli spartiti.

Il primo lavoro, una cosa parecchio complessa, tanto che persino il suo autore fece presente al mondo la «necessità di un nuovo genere di violinista». Un brano da gustarsi con concentrazione cercando di entrare nello spirito di questo compositore, ormai un «classico», che visto il suo linguaggio, «la dodecafonia», è comunque per evoluti buongustai.

Sulla «carta» anche uno spettacolare Brahms, la cui complessità armonica, in generale, fa quasi concorrenza agli sperimentatori proclamati tali. Già, la «Sinfonia n.2», in quattro tempi. Un lavoro classico che spesso viene paragonato alla «Pastorale» di Beethoven. Una serata ben bilancia, merito anche del direttore artistico Etienne Reymond, sapiente e paziente «tessitore» di stagioni concertistiche di alto livello. Come quella del Lac. Prossimo appuntamento il 26 ottobre con Ear (Eletro Acoustic Room), il primo dei sei concerti di musica elettronica previsti dal cartellone.

Commenti

Commenta anche tu