Né rabbia né orgoglio Così declina una civiltà

Né rabbia né orgoglio Così declina una civiltà
28 Ottobre Ott 2018 20 giorni fa

Un saggio di Douglas Murray sulla crisi d'identità del Continente. Aggravata dall'immigrazione di massa

L e civiltà possono essere paragonate agli uomini. Come gli uomini invecchiano e muoiono. Il tramonto dell'Occidente, da Oswald Spengler a Michel Houellebecq, è un tema... intramontabile. Per accettare una simile verità, d'altronde, ci vuole tempo. Stiamo dunque vivendo gli ultimi giorni dell'Europa? Sì, secondo l'inglese Douglas Murray, che racconta la lenta agonia di un Continente così stanco da deporre volontariamente il fardello della libertà. La strana morte dell'Europa. Immigrazione, identità, islam (Neri Pozza, in libreria dall'1 novembre) è un libro coraggioso, e già questo ci dice qualcosa. A difendere le conquiste del liberalismo, si passa per pericolosi reazionari, probabilmente razzisti, certamente fascisti. La crisi d'identità è figlia della nostra storia. La condanna del nazismo ha portato con sé la condanna di ogni forma di nazionalismo e patriottismo. I valori cristiani e liberali, nel corso del XX secolo, hanno subito un colpo da cui non si sono ripresi. Anche la cultura è senescente. Non è un caso che i grandi artisti, come il pittore Anselm Kiefer o lo scrittore Michel Houellebecq, ritraggano con dolorosa precisione la fatiscenza morale e il nichilismo dell'Europa. La crisi è acuita dalla decisione di spalancare le porte a un'immigrazione che disprezza ciò che eravamo, siamo e saremo (ancora per poco). Un'identità debole, la nostra, contro un'identità così forte da resistere all'emigrazione e perdurare nelle società d'arrivo. Non è difficile capire chi vincerà alla lunga. Murray non si nasconde dietro a un dito: non tutti gli immigrati sono integrabili allo stesso modo. I più difficili da integrare sono i musulmani. Cose scritte mirabilmente, in Italia, da Giovanni Sartori, che non risulta fosse uno xenofobo...

Chiariamo: non è in discussione il dovere di accogliere chi fugge dalla guerra e chiede asilo politico. Ma le statistiche di Murray dimostrano che gli immigrati che fuggono dalla guerra e hanno diritto all'asilo politico sono una percentuale esigua del totale. Gli altri sono immigrati economici. Perché partono tutti per l'Europa? Perché sono sicuri che in un modo o nell'altro riusciranno a restare. Rimpatriare tutti è troppo costoso. I saltuari rimpatri sono più che altro un contentino per confondere l'opinione pubblica. Propaganda, insomma. La strana morte dell'Europa è un saggio importante anche per l'Italia, al centro di molte riflessioni di Murray. A partire da un dato di fatto: siamo stati abbandonati a gestire un'emergenza che dovrebbe riguardare l'Europa intera.

Murray sceglie la strada della cronaca per argomentare. Mossa vincente. La carrellata di attentati, stupri e politiche scellerate è devastante. Difficile obiettare: i fatti sono fatti. I tasselli vanno a comporre un mosaico terrificante. C'è la politica che non si preoccupa di governare l'immigrazione fino a quando è troppo tardi e allora si adopera per nascondere un problema che dubita di poter risolvere. C'è una filosofia autolesionista che parte con il rimorso per le stragi della Seconda guerra mondiale e finisce con la oicofobia, il disprezzo per la propria cultura. C'è una censura intellettuale, non dichiarata, per cui chi è fuori dal coro finisce emarginato, se non ammazzato: fu la fatwa contro Salman Rushdie ad aprire le danze. Lo scrittore fu condannato a morte da Khomeini a causa della «blasfemia» del romanzo I versi satanici. Era il 1989 e molti artisti europei diedero la loro solidarietà. A Khomeini. Poi ci furono i «profeti» abbandonati a se stessi o delegittimati, tra i quali si annoverano martiri come Pim Fortuyn e Theo Van Gogh. Non è che tutti gli intellettuali dormissero: Ayaan Hirsi Ali, Oriana Fallaci e altri hanno detto le cose come stavano. Sono finiti in esilio o in tribunale. C'è una discrepanza sempre più ampia tra ciò che dicono i politici e ciò che vivono i cittadini. Prendiamo il caso della Fallaci, che diede vita all'unico dibattito in Italia sul politicamente corretto. La Trilogia (La Rabbia e l'Orgoglio, La Forza della Ragione, Oriana Fallaci intervista sé stessa-L'Apocalisse) ha venduto tre milioni di copie, uno a volume. Vende ancora. Eppure fu delegittimata dallo stesso giornale (il Corriere della sera) che era andato esaurito grazie a La Rabbia e l'Orgoglio, la predica scritta dalla Fallaci all'indomani dell'attentato alle Torri Gemelle, l'11 settembre 2001. In quanto alle istituzioni, soprattutto nella sua Firenze, si tennero ben lontane dalla Fallaci: la ignorarono e le negarono onorificenze che sono andate a nullità di ogni tipo. C'è poi, nel libro di Murray, una sequenza di attentati spaventosa: Londra, Madrid, Parigi, Bruxelles, Mosca. Gli «11 settembre» europei sono numerosi e dolorosi. Ci sono inaccettabili rivendicazioni delle minoranze, che chiedono tribunali paralleli a quelli dello Stato per applicare la sharia; e c'è chi vorrebbe introdurre elementi della sharia nel sistema giuridico inglese.

All'ultima pagina si rimane lì a chiedersi: come è possibile che l'Europa desideri evaporare? Quanto durerà il senso di colpa per le tragedie della colonizzazione e per i totalitarismi del XX secolo? In nome di quali valori alternativi gettiamo via la laicità dello Stato, la libertà d'espressione, la parità dei sessi? Come possiamo dubitare di noi stessi al punto di obliare la grandezza della nostra civiltà, l'unica che abbia dato, a prezzo di innumerevoli massacri, e pur tra mille errori, dignità all'individuo? Chi altri ha distillato un pensiero che, tra una contraddizione e l'altra, proclama la libertà del singolo uomo e la difende dalle ingerenze dello Stato? Chi ha inventato la separazione dei poteri senza la quale presto o tardi si finisce in schiavitù? L'Europa, una minuscola propaggine dell'Asia, poco più di un'appendice, ha illuminato il resto dell'umanità ma proprio noi vogliamo spegnere il faro.

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