Papa Francesco: "L'Europa è nata dai migranti, chiudere le porte è suicida"

Papa Francesco: L'Europa è nata dai migranti, chiudere le porte è suicida
Inside Over
29 Ottobre Ott 2018 29 ottobre 2018

Il Papa torna su un concetto già sviluppato in altre occasioni, quello del legame tra le migrazioni dal Sud del mondo e la crisi demografica del Nord: "Il benessere è suicida, ti porta a chiudere le porte perché non ti disturbino, possono entrare solo quelli che servono per il mio benessere"

Il Vaticano torna a difendere i migranti. Lo fa con un accalorato saluto che papa Francesco rivolge ai missionari scalabriniani, religiosi dediti alla pastorale dei migranti, ricevuti oggi. "C’è un’ondata di chiusura verso lo straniero e ci sono tante situazioni di entrata di persone, ma poi si sfrutta lo straniero, no? Io sono figlio di migranti e ricordo che nel dopo guerra, quando ero un ragazzino di 10 o 12 anni dove lavorava papà arrivarono i polacchi e furono accolti bene, c’era lavoro e c’era anche bisogno. L’Argentina è un cocktail di ondate migratorie: i migranti hanno costruito il paese, come hanno costruito l’Europa, che non è nata così. È il frutto delle ondate migratorie".

Nel suo ragionamento il pontefice torna su un concetto già sviluppato in altre occasioni, quello del legame tra le migrazioni dal Sud del mondo e la crisi demografica del Nord. "Il benessere è suicida - tuona Bergoglio - ti porta a chiudere le porte perchè non ti disturbino, possono entrare solo quelli che servono per il mio benessere. C’è questo dramma del declino demografico e della chiusura delle porte". Concetti, questi, già espressi altre volte dal Santo padre, che ricorda ai fedeli di ricevere (accogliere) lo straniero: "Ricordati - esorta il Papa - che tu sei stato straniero. Avete letto le parole del Vangelo 'Ero straniero'. E mi ha fatto commuovere quando lei ha detto che è più facile ricevere uno straniero che essere ricevuto: voi dovete fare entrambe le cose, dare le possibilità alle nazioni che hanno tutto di accogliere, aiutare le coscienze per farlo bene".

Il Papa ha poi risposto a porte chiuse ad alcune domande degli scalabriniani, ai quali ha anche consegnato il discorso preparato, ringraziandoli per quello che fanno. "Ho avuto - ha detto - la grazia di conoscervi da prima di essere arcivescovo a Buenos Aires perché i vostri studenti studiavano nella nostra facoltà, poi i vostri confratelli mi hanno dato una mano a Buenos Aires e adesso uno scalabriniano è sottosegretario della sezione per i migranti del dicastero per lo sviluppo umano integrale, dove tutti e due i sottosegretari fanno molto bene". Nel testo consegnato, il Papa sottolinea che in tema di assistenza ai migranti "prima di tutto bisogna ascoltare le persone, ascoltare la storia delle comunità; soprattutto le speranze deluse, le attese dei cuori, le prove della fede... Prima di tutto ascoltare, e farlo in atteggiamento di conpassione, di vicinanza sincera. Quante storie ci sono nei cuori dei migranti! Storie belle e brutte". "Il pericolo - afferma Francesco - è che vengano rimosse: quelle brutte, è ovvio; ma anche quelle belle, perché ricordarle fa soffrire. E così il rischio è che il migrante diventi una persona sradicata, senza volto, senza identità. Ma questa è una perdita gravissima, che si può evitare con l’ascolto, camminando accanto alle persone e alle comunità migranti. Poterlo fare è una grazia, ed è anche una risorsa per la Chiesa e per il mondo".

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