Desirée, la belva non risponde: "Quella droga non era mia"

Desirée, la belva non risponde: Quella droga non era mia
2 Novembre Nov 2018 14 giorni fa

Yusif Salia non ha risposto alle domande del gip in merito all'omicidio di Desirée Mariottini. Ma ha solo spiegato che gli 11 chili di marijuana non sono i suoi

Il 19 ottobre scorso Desirée Mariottini è stata trovata morta nello stabile abitato da tossicodipendenti e senzatetto nel quartiere di San Lorenzo a Roma.

La morte della 16enne ha indgnato tutto il Paese e ha gettato nello sconforto la sua famiglia. Tre belve di questo macabro omicidio sono state arrestate. Un quarto "verme" è stato fermato, ma si rifiuta di collaborare. Ricordiamo che Desirée è stata drogata, stuprata più e più volte e infine lasciata morire. Nessuno ha chiamato i soccorsi, nessuno ha mosso un dito per salvarla.

In mezzo ci sono una serie infinita di racconti di chi era in quel rudere. Di chi sostiene di non aver visto nulla e di chi è convinto che Desirée sia stata violentata anche da morta. Un orrore. Poi ci sono le "amiche" che urlavano accanto al suo cadavere, ma gli inquirenti non sono ancora riusciti a fare totalmente chiarezza.

Le tre belve arrestate

Il primo a finire dietro le sbarre nella notte del 24ottobre scorso è Gara Mamadou, cittadino senegalese nato nel 1991. l'immigrato era in possesso di un permesso di soggiorno per richiesta d’asilo scaduto ed era stato espulso con provvedimento del prefetto di Roma il 30.10.2017. Ma da quel giorno si era reso irreperibile e non è stato possibile farlo uscire dal Belpaese. Era stato rintracciato dal personale delle volanti a Roma il 22.7.2018 e a suo carico era stato richiesto all'autorità giudiziaria un nulla osta per reati pendenti a suo carico.

Il secondo arrestato si chiama invece Minteh Brian, anche lui cittadino senegalese ma nato nel 1975. Aveva presentato alla questura di Roma il 24.08.2017 istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, a seguito di decisione adottata dal tribunale di Roma il 12.02.2015. Ma la questura era in attesa di integrazioni documentali perché la domanda risultava carente della prescritta iscrizione anagrafica.

Poi c'è Alinno Chima: è lui il terzo fermato per lo stupro e l'omicidio di Desirée. Si tratta di un nigeriano irregolare di 46 anni.

La quarta belva non risponde

Yusif Salia, detto Youssef, 32 anni, originario del Ghana, accusato di essere coinvolto nell'omicidio della 16enne Desirée Mariottini non collabora. Non parla. Si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia svoltosi davanti al gip del Tribunale di Foggia Armando Dello Iacovo.

L'uomo contrariamente agli altri tre complici arrestati, tutti extracomunitari, era stato acciuffato dalla Squadra Mobile della Questura di Foggia nella baraccopoli fatiscente dell'ex pista militare adiacente al Centro accoglienza richiedenti asilo di Borgo Mezzanone nei pressi di Foggia dove nei giorni scorsi, successivi all'arresto, si è verificato un incendio di alcune baracche di fortuna con due ustionati.

Ma non finisce qui. Perché oltre che dell'omicidio di Desirée, omicidio del quale si è avvalso della facoltà di non rispondere, l'uomo deve rispondere della detenzione di un grosso quantitativo di droga (11 chilogrammi di marijuana, hashish, resina e metadone). Con questo grande quantitativo di sostanze è stato beccato quando cercava di scappare. Ma proprio riguardo alla droga, al gip ha detto di non esserne il proprietario.

Forse se l'è trovato addosso per caso?

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