La vittoria della Montessori. "Come Davide contro Golia"

La vittoria della Montessori. Come Davide contro Golia
7 Novembre Nov 2018 11 giorni fa

Roma - Nella piccola scuola elementare Montessori del quartiere Balduina, a Roma, sembrano sorpresi dal clamore suscitato dalla sentenza della Corte di Giustizia Ue. «Siamo molto contenti, è stata una lunga battaglia, ma alla fine Davide ha battuto Golia. Abbiamo presentato questo ricorso rappresentando l'imprenditoria laica e democratica che voleva contrastare i privilegi che distorcevano e distorcono la vita economica del Paese», sono le uniche parole che fanno filtrare le titolari dell'istituto. Il cancello della scuola invece rimane tutta la mattina off-limits per i giornalisti che cercano di saperne di più, con le segretarie che si sforzano di allontanare come possono i curiosi.

Del resto è passato tanto tempo da quando i radicali, con un passa parola tra conoscenti e amici, individuarono alcune persone motivate a portare in Europa la loro battaglia contro i privilegi e a contrastare questa disparità di trattamento. Anche perché il ricorso, prevedono i regolamenti, andava fatto da ricorrenti interessati a dimostrare di essere stati penalizzati dai concorrenti esentati dal pagamento dell'Ici. Alla fine la scuola, insieme al titolare di un bed&breakfast, sono rimasti i due ricorrenti simbolici che, a nome di tutti gli altri, hanno portato a termine e vinto questa battaglia. La Corte ha riconosciuto che, essendo situati «in prossimità immediata di enti ecclesiastici o religiosi che esercitavano attività analoghe», l'esenzione Ici prevista per questi ultimi, li poneva «in una situazione concorrenziale sfavorevole e falsata». I giudici hanno stabilito che si è trattato di aiuto di Stato, un aiuto che non poteva essere dato e il cui importo lo Stato italiano deve recuperare da chi ha risparmiato indebitamente quel denaro. «Una doppia vittoria - commenta il fiscalista Carlo Pontesilli - perché non solo è stato ritenuto ricevibile il ricorso precedentemente respinto dalla Commissione Ue, ma la Corte ha anche stabilito che l'Italia dovrà recuperare i soldi di coloro che hanno beneficiato dell'esenzione».

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