Cazzullo riscrive la storia: fake news su d'Annunzio

Cazzullo riscrive la storia: fake news su d'Annunzio
8 Novembre Nov 2018 10 giorni fa

C'è un particolare tipo di fake news che tratta di storia, lo potremmo chiamare fake past. L'altroieri, sul Corriere della Sera, ne ha dato un bell'esempio Aldo Cazzullo rispondendo a un lettore che gli chiedeva di d'Annunzio in guerra. Fu anche colpa sua, dice, se l'Italia combatté la prima guerra (...)

(...) mondiale: ovvero non si doveva combatterla. Risolto così un problema storiografico grande come la luna, Cazzullo liquida la questione di Fiume con una sola parola («pasticcio»), trascurando il dettaglio che si trattò di un evento rivoluzionario. Cazzullo prosegue definendo la guerra di d'Annunzio «enfatica, autopromozionale, spesso dannosa». A me risulta che il generale Cadorna disse: «Se d'Annunzio potesse parlare ai soldati prima di ogni battaglia, la battaglia sarebbe per metà vinta»; e che le umiliazioni inferte al nemico - come la Beffa di Buccari e il Volo su Vienna - portarono i giornali austroungarici a scrivere «dove sono i nostri d'Annunzio?», tanto era il danno che l'enfatico procurava al nemico.

Infine, ecco la vera fake past, sulla quale Cazzullo si sofferma, copiaincollando da un suo libro. Si tratta dell'episodio della presa del castello di Duino. Cito: «I fanti italiani caddero sotto il fuoco delle mitragliatrici. Quando il Vate, al sicuro sulla nostra parte del fronte, vede che i pochi superstiti si arrendevano, ordinò agli artiglieri di aprire il fuoco sui vili: gli artiglieri lo mandarono a quel paese, e il giorno dopo centinaia di soldati si arresero agli austriaci, nel vedere che le loro vite venivano gettate via in quel modo». La chiusa è di fantasia cazzulliana, sul resto lo smentisce lo stesso d'Annunzio: nel Taccuino CV, 1917 scrive che «Agli ufficiali del 77 e del 149 che gridano vigliacchi! con le pistole spianate, i soldati rispondono non vogliamo più essere portati al macello!». Non fu lui, dunque, a definirli «vili». Quanto alla fucilazione, sui Taccuini e in Cantano i morti con la terra in bocca viene riportato l'episodio dell'ammutinamento e la successiva fucilazione di sette soldati scelti a caso con il sistema della decimazione; non si accenna a un comando impartito da d'Annunzio: non era nel suo stile e, del resto, non avrebbe esitato a attribuirselo. Assistette all'esecuzione e parlò ai condannati prima che un ufficiale ordinasse il fuoco. Il saggio che lanciò la fake past amata da Cazzullo è probabilmente quello di Vittorio Martinelli, La guerra di d'Annunzio (editore Gaspari, 2001, pag. 164): «Il capitano d'Annunzio, avvertito dell'infamia che accade alle spalle dei Lupi, fa aprire il fuoco su alcuni traditori». Tutto qui. Uno dei più importanti studiosi della prima guerra mondiale, Mario Isnenghi, recensì il libro notando: «Ritrovamento di notizie e fatti sotto l'effetto-alone ricercato. Pochissime note. Non riferimenti archivistici, negligenza non nascosta». Confermo: anni fa venne offerto in acquisto al Vittoriale l'archivio di Martinelli, purtroppo defunto. Apparve subito di scarsissimo interesse e rifiutammo di comprarlo.

In compenso Martinelli ha colpito Cazzullo, che ha saputo trasformare una fake past in una fake news. Peccato l'abbia fatto sul Corriere della Sera, in genere considerato una fonte attendibile. Se ci avesse aggiunto la storia delle costole asportate, avrebbe raggiunto la perfezione.

Commenti

Commenta anche tu