Iniziano due anni di battaglie. Ma si allontana l'impeachment

Iniziano due anni di battaglie. Ma si allontana l'impeachment
8 Novembre Nov 2018 13 giorni fa

Ai Dem Camera e 10 milioni di voti in più, Senato e Stati chiave ai Repubblicani. Ma ora il tycoon dovrà mediare

I democratici conquistano la Camera, i repubblicani mantengono il Senato, aumentando il numero dei seggi. Le elezioni di Midterm - in cui hanno votato un numero record di cittadini, 113 milioni, anche se è solo il 49% degli aventi diritto - consegna la fotografia di un'America sempre più spaccata. La blue wave, l'onda blu dei dem, di cui i sondaggi parlavano da mesi, alla fine non c'è stata, e il partito dell'Asinello può contare soltanto su una vittoria a metà. Con il presidente Donald Trump che passa il referendum personale e dà ufficialmente il via alla corsa verso Usa 2020. Nel ramo basso del Congresso, dove sono ancora in corso le ultime operazioni di spoglio delle schede, i democratici conquistano 28 deputati arrivando a quota 222 contro i 199 dei repubblicani, e superano la soglia di 218 prevista per la maggioranza. Mentre in Senato il Grand Old Party guadagna almeno due seggi, incassando la maggioranza per 51 a 46: ai dem non sono bastati 10 milioni di voti in più. Rimangono da assegnare ancora i seggi in Florida e Arizona, considerati too close to call. E il Mississippi elegge un suo primo senatore ma manca all'appello un secondo, con i candidati andati al ballottaggio, previsto per il 27 novembre. Al Gop potrebbe andare almeno la Florida, dove il repubblicano Rick Scott dichiara la vittoria, ma il rivale Bill Nelson chiede il riconteggio dei voti. Lo stesso Nelson spiega che Scott è in vantaggio di poco più di 34.500 voti, circa lo 0,4%, e la legge dello Stato chiede il riconteggio automatico quando il margine è pari o inferiore allo 0,5%.

Trump parla di «grande» giorno, con i repubblicani andati «oltre ogni aspettativa», ed effettivamente i candidati del Senato che si sono affermati sono stati proprio quelli che lui aveva più sostenuto. E rimarca anche di essere riuscito a limitare i danni in elezioni dove quasi tutti i suoi predecessori sono usciti sconfitti. Tradizionalmente, infatti, il voto di metà mandato è sfavorevole agli inquilini della Casa Bianca, il cui partito perde mediamente almeno una trentina di seggi nei due rami del Parlamento. Ma spesso le sconfitte sono molto più nette, come ben sa Barack Obama che nel 2010, a metà del suo primo mandato, vide i dem perderne 69, di cui 63 alla Camera. Ora si tratta di capire come evolverà il mandato di Trump nei prossimi due anni: con la Camera contro, il Commander in Chief rischia di vedere impantanate numerose politiche della sua agenda, a partire da quelle economiche, dalle tasse al commercio. I dem potrebbero inoltre paralizzare il governo con indagini sui suoi ministri e, se il Russiagate approderà ad accuse precise, puntare sullo spettro dell'impeachment, anche se difficilmente poi potrebbero contare sui due terzi del Senato per condannarlo. A questo proposito lui li ammonisce: «Possono giocare a questo gioco, ma noi possiamo giocare meglio, io di solito sono più bravo».

Bisogna insomma vedere se il partito democratico userà la maggioranza alla Camera per fare ostruzionismo a priori sulle leggi, sull'operato dell'amministrazione e del presidente, oppure adottare l'atteggiamento collaborativo evocato dallo stesso Trump. Anche perché nel primo caso rischia di trasformare una conquista al Midterm in un autogol alle presidenziali del 2020. Autorevoli fonti di Washington sostengono infatti che il tycoon è pronto a incassare anche dalla perdita di misura della Camera in vista della corsa per la rielezione, attribuendo alla maggioranza dem la colpa di eventuali mancate promesse.

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