«Vi raccontiamo i segreti di un festival tutto da bere»

«Vi raccontiamo i segreti di un festival tutto da bere»
8 Novembre Nov 2018 7 giorni fa

Gli organizzatori della rassegna Milano Whisky a confronto fra consigli, bottiglie mitiche e aneddoti

Come ogni duo che si rispetti, Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci sono opposti, perfino fisicamente. Uno milanista l'altro agnostico, uno diversamente capellone e l'altro diversamente atletico, uno da Barbaresco, l'altro da Pinot nero. Il che li rende più divertenti di molti comici, anche se di mestiere si occupano d'altro. Nella fattispecie, selezionano distillati e organizzano il Milano Whisky Festival, che questo weekend arriva alla sua 13esima edizione. E dato che non sono scaramantici, quale occasione migliore per un'intervista doppia ad alta gradazione?

Classe '67, amici dalla scuola. Chi ha avuto l'idea del festival?

A. e G. (all'unisono): «Io!».

A: «Eravamo alla Ardbeg e continuavo a dire che sarebbe stato bello fare delle degustazioni a Milano...».

G: «...ha talmente rotto l'anima che quando siamo tornati gliel'ho tirata in piedi e abbiamo fondato il primo club Collecting whisky».

1 a 1. Chi dei due ha «scoperto» il whisky per primo?

A: «Insieme, ma separatamente».

G: «Lui a Milano, io in Venezuela, dove vivevo ai tempi».

Poi è arrivato il Festival. Prima edizione, cosa ricordi?

A: «Eravamo 350, una riunione di condominio. Ma Billy Walker di Benromach mi disse: È la strada giusta, arriverete a tremila. E l'anno scorso abbiamo sfiorato i 5mila».

G: «Io ricordo soprattutto quanto ci era costata...».

Il tuo primo whisky?

A: «Il VAT69 di mio papà non vale... Direi il Jack Daniel's nell'85».

G: «Buchanan 18 anni».

Prima bottiglia in collezione?

A: «Macallan 18 anni, un classico».

G: «Glenmorangie Millennium».

Il più buono mai assaggiato?

A: «Highland Park '62, 35 anni».

G: «Il Bowmore bicentenario, ancora me lo sogno».

La bottiglia della vita?

A: «Lo Strathisla 1967 imbottigliato con Giorgio D'Ambrosio e Federico Crovari per i 35 anni del Bar Metro».

G: «Il Brora 20 anni, il nostro primo imbottigliamento insieme».

Distilleria preferita.

A: «Dallas Dhu».

G: «Ardbeg. Quando andavamo da loro a fine anni '90 poteva capitarti di bere delle pinte di malto del '75. Roba da volare via».

Il momento migliore per un «dram», un bicchierino?

A: «Prima di cena».

G: «Magari non in ufficio, ma non c'è un momento particolare... Anzi, sì! Diciamo che dopo una certa attività fisica è meglio delle sigarette...».

Cos'è la torba?

A: «Non è indispensabile».

G: «Ciò che rende unico il whisky».

Il bourbon?

A: «Ha un unico pregio: nelle botti vuote poi ci invecchia lo Scotch».

G: «Un'eccellenza americana».

Il whisky giapponese?

A: «Non si sa cosa c'è dentro...».

G: «I distillati giapponesi sono ottimi. Ma nei blended c'è roba che arriva da mezzo mondo, che costerebbe 15 euro. Invece ci mettono gli ideogrammi in etichetta e ne costa 80».

Un cocktail col whisky?

A: «Se mi costringono con la tortura, il whisky sour».

G: «Io nemmeno sotto tortura».

Pregio e difetto in un whisky.

A: «Deve farti venire voglia di berne subito un secondo. E una nota non deve sovrastare le altre: non può sapere solo di torba o legno».

G: «Deve lasciare buoni ricordi. E non dev'essere mai aggressivo».

Pregio e difetto nel tuo socio.

A: «Difetti ne ha troppi (ride). Diciamo che è l'anti-diplomatico per eccellenza. Ma sul lavoro è una spada».

G: «È imprevedibile («Dì pure inaffidabile», ride Andrea). Ma geniale».

Un fenomeno del whisky?

A: «Rino Mainardi, il miglior naso italiano».

G: «Il nostro amico Jim McEwan, il re dei distillery manager».

Cos'è per te la Scozia?

A: «Io tifo per due squadre: la Scozia e chi gioca contro l'Inghilterra».

G: «Senza whisky sarebbe l'ultimo posto al mondo dove vivrei».

Cos'è per te il whisky?

A: «Il distillato».

G: «Piacevolezza».

Cos'è per te il festival?

A: «Una sfida continua».

G: «Condivisione di una passione».

Milano e il whisky.

A: «Rispondo con un nome: Giorgio D'Ambrosio con il suo Bar Metro e le sue selezioni».

G: «Da qui è partito il rinascimento del whisky in Italia».

Il peggior episodio mai capitato in carriera?

A: «Quando siamo andati in Scozia a incontrare Douglas Laing, ma abbiamo sbagliato giorno».

G: «Quando è arrivata la botte del miglior Scotch che abbiamo mai scelto, un Highland Park 18 anni in sherry. Si è rotta, è arrivata vuota».

L'episodio migliore?

A: «Al Festival 2012 son dovuto andare a prendere altri 200 bicchieri. Troppa gente, li avevamo finiti».

G: «La prima degustazione di Ardbeg all'Entropia, nel 2003».

Il più divertente?

A: «Quando siamo saliti in aereo con 54 bottiglie a testa. O quando cantammo l'inno di Mameli a casa del padrone di Gordon & Macphail».

G: «Quando abbiamo scavalcato per entrare alla Bruichladdich. O quando ha mollato l'auto incidentata per strada perché altrimenti la Lagavulin chiudeva...».

Perché venire al Festival?

A: «Se sei appassionato, perché è la manifestazione con più malti in mescita. Se sei neofita, per capire un prodotto che è una cultura».

G: «Per l'atmosfera. È unica».

Cosa non ci si può perdere?

A: «Le masterclass: quest'anno sono 23. In 40 minuti si capisce più che in 12 ore fra gli stand».

G: «Beh, il vero dramma è perdere il bicchiere!».

Cosa bisogna assaggiare?

A: «Il Bunnahabhain 40 anni».

G: «Mosstowie 18 di Sestante».

Un episodio strano di queste 13 edizioni?

A: «Un flirt fra una donna delle pulizie e un espositore».

G: «Un tizio qualche anno fa venne, bevve di tutto per due giorni e se ne andò piangendo e ringraziandoci. In giro per l'Europa è conosciuto come il tedesco con lo zainetto».

Un sogno e un brindisi.

A: «Brindo alla serenità e sogno il Festival al Forum».

G: «Brindo a noi e sogno il Festival a San Siro».

E poi dicono che il whisky non appiana le differenze...

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